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ADOZIONI GAY/ Meluzzi: nessuno può fare a meno di un vero padre e di una vera madre

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Rupert Everett, foto InfoPhoto  Rupert Everett, foto InfoPhoto

La risposta è semplice. Nessuno ha mai potuto fare un confronto statistico fra la quantità di famiglie naturali in cui viene generata la vita o quelle adottive fatte comunque da un padre e da una madre, e le coppie omosessuali. Non c'è nessun confronto, non c'è nessuno che può sostenere che le famiglie fatte da due padri siano migliori. Ma basta citare un dato:  se i figli hanno bisogno di stabilità, basta confrontare la stabilità e la durata delle coppie fatte da uomini e donne con quella delle coppie gay, che sono quelle più esposte a separazioni e conflittualità, e su questo ci sono dei dati. Basterebbe questo dato sulla stabilità per stabilire la realtà dei fatti - al di là del fatto in sé, che è comunque aberrante. 

Una espressione forse un po' forte, la sua?

Aberrante nel senso che un bambino deve poter mutuare elementi del femminile dalla figura genitoriale femminile ed elementi del maschile dalla figura genitoriale maschile. Pensare di rendere monco di uno di questi aspetti della vita il bambino, è di per sé patologico al di là di quanto possa essere patologica anche una coppia eterosessuale perché risponde comunque a quella struttura che la Genesi ci ricorda con una semplicità e una naturalezza inesorabili. E cioè: "Dio uomo e donna fece a propria immagine e somiglianza", espressione che richiama in qualche modo la complessità assoluta dell'immagine di Dio bisognosa anch'essa del maschile e del femminile. 

In definitiva, si tratta della soddisfazione del proprio desiderio contro la necessità strutturale del bambino.

Questa voglia di essere genitore può essere un capriccio dell'adulto e la nostra società confonde molto spesso i dritti con i capricci. Come disse anche il Santo Padre, questa è una società che confonde  i diritti con gli arbritri e i capricci personali.



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