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CARCERI/ Tra panettoni e biciclette c’è un lavoro che conviene a tutti

Paola Severino (Infophoto) Paola Severino (Infophoto)

Musica per le orecchie di Nicola Boscoletto, l’imprenditore veneto che il lavoro in carcere lo porta da venticinque anni. Ma anche per i suoi “colleghi” Piero Parente della Ecosol e Luciano Pantarotto di Men at Work, le coop che operano nelle galere di Torino e Rebibbia Nuovo Complesso, così come per i rappresentanti di Federsolidarietà e Legacoop sociale, pronti a raccogliere la sfida delle lavorazioni carcerarie.

Padova sembra proprio il posto giusto per ragionamenti del genere. Di sistema-Padova parla il ministro sotto gli occhi compiaciuti del sindaco Zanonato. Ma anche di Giovanni Tamburino. È il capo del DAP, ovvero di tutte le carceri italiane. Ma negli anni Sessanta fu lui il giovane magistrato a permettere al professor Contri di varcare quei cancelli. C’è anche Giovanni Maria Pavarin, magistrato di sorveglianza di ampie vedute e grande esperienza. C’è soprattutto Pietro Calogero, l’uomo che menò colpi tremendi al terrorismo nero e rosso, che in cinque minuti regala ai presenti una mini-lezione, spiegando come e perché il lavoro in carcere sia anzitutto un diritto, non una benevola concessione soggetta alla discrezionalità del politico di turno.

Boscoletto richiama esperienze storiche come le biciclette Rizzato, costruite in carcere fino agli anni Ottanta. Allora tutto finì a causa di una legislazione poco felice. Anche Officina Giotto ha una catena di montaggio che sforna 150 biciclette al giorno, tutte di grandi firme: Torpado, Bottecchia, Fondriest. Ma non finirà come la Rizzato. Paola Severino lo garantisce. “Terminare il mio mandato senza aver almeno avviato la soluzione del problema del lavoro penitenziario per me sarebbe una sconfitta, un grande dolore”. Grazie signor ministro. Ci vediamo in aula magna fra qualche mese. Se tutto va come si spera, l’applauso è garantito.

 

(Eugenio Andreatta)