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Cronaca

LETTERA/ I carcerati di Padova: lavorare è stato come rinascere

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 Buon giorno a tutti,

Sono Michele e da tre anni lavoro al call center. Voglio innanzitutto ringraziarvi per averci dedicato del tempo, venendo a visitare le strutture penitenziarie Padovane potendo constatare la nostra situazione e visitare le nostre realtà.

Vorrei anche ringraziare tutti gli imprenditori che sono presenti e che già conoscono le nostre realtà lavorative, ma non hanno voluto mancare a questo importante incontro, che ha come tema il lavoro in carcere: li vorrei ringraziare davanti a tutti voi per la scelta  coraggiosa che hanno fatto dislocando parte delle loro lavorazioni qui da noi in carcere.

Parlando di carcere oggi, viene subito da pensare al sovraffollamento, all’amnistia, all’indulto, ai troppi detenuti che potrebbero ottenere dei benefici scontando la loro pena in misure alternative, ai molti istituti con strutture fatiscenti e invivibili a tante altre problematiche che quotidianamente viviamo e tocchiamo con mano, ma oggi non è questo il tema, come non è questa la sede più opportuna, perché non vogliamo che questo incontro si trasformi in un confronto politico o di recriminazione, ma bensì un incontro che faccia capire che è possibile migliorare la vita dei detenuti durante la detenzione.

Io non vengo dal mondo della delinquenza, non posso dire d’essere stato uno stinco di santo, ma la vita che facevo non era indirizzata a farmi finire qui dentro, ero un imprenditore e lavoravo nell’azienda di famiglia, dico questo per farvi capire che non è cosa impossibile finire dietro le sbarre. Il carcere è una realtà molto più vicina di quello che si possa immaginare. Può succedere a chiunque e la mia situazione giudiziaria è un po’ particolare, come ce ne sono molte altre, ma non entro nei particolari perché sto impostando la revisione del processo. Ora, giusta o sbagliata che sia la mia situazione giudiziaria, credo che devo cercare di passare questi sette anni che mi mancano per tornare un uomo libero nel migliore dei modi possibili e stando alla vita che conducevo fuori, il lavoro è ciò che mi tiene in contatto con il mondo esterno, con la realtà che vivevo quotidianamente e che credo mi appartenga.

Dopo quasi quattro anni passati nella casa circondariale di Verona, in pratica ad oziare, visto che la struttura non dava molte opportunità lavorative e scolastiche, sono stato trasferito qui a Padova. Dopo pochi mesi dal mio trasferimento ho avuto la fortuna di far parte della redazione di Ristretti Orizzonti che mi ha permesso di entrare a contatto con persone che venivano da fuori, volontari e visitatori e di partecipare al progetto scuole incontrando varie classi di alunni che venivano in redazione, devo dire che è stata una bella esperienza e mi ha dato molto dal punto di vista del contatto con gli studenti.

Dopo qualche mese ho saputo che al call center cercavano del personale italiano con una conoscenza minima di computer perché iniziava una nuova attività lavorativa, ho fatto il colloquio e mi hanno preso.

Vi posso garantire che, da quando ho avuto la possibilità di essere impegnato nel lavoro, il tempo passa molto più velocemente: esco dalla cella alle 8 per farvi rientro alle 18 e posso dire che nonostante sia detenuto e volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, ho trovato una dimensione che mi permette di dare un senso alla detenzione, di essere sempre impegnato sia con la testa che fisicamente, che mi permette di mantenermi durante la detenzione e, perché no, di pagare la stessa senza farmi rincorrere da Equitalia una volta finita la carcerazione.

Devo essere onesto e ammettere che mi sento un previlegiato, perché dobbiamo considerare che in questo istituto che contiene circa 900 detenuti solo poche centinaia di noi lavora e in molti istituti nemmeno quelli. Molti istituti non hanno delle strutture che permettono delle attività come le nostre, poi molti imprenditori non trovano delle motivazioni o dei vantaggi a portare ed investire in attività all’interno di un carcere con tutte le problematiche che comportano certe attività in una struttura carceraria, sta di fatto che noi che lavoriamo siamo previlegiati ed io mi auguro che dopo questo nostro incontro possano nascere delle iniziative atte ad incentivare il lavoro all’interno delle carceri che possano permettere a tutti coloro che lo desiderano, di essere seriamente impegnati dando un senso alla carcerazione che non debba avere solo un compito retributivo, ma che dia la possibilità di dimostrare alla società, che anche un detenuto che non ha mai lavorato qualora gli venga data la possibilità di farlo è in grado di prendere seriamente gli impegni e di portarli a fondo.

Per concludere: l’unica cosa che posso dire e che mi sento di dire è che io, da quando ho iniziato a lavorare, la mia vita detentiva è migliorata e se è accaduto per me, credo possa accadere anche per molti altri che ad oggi non per loro volontà, ma per la mancanza di posti di lavoro sono costretti a rimanere in cella 22 ore su 24.

 

Grazie

Michele

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