BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

ILVA TARANTO/ Un lavoratore: vi spiego di chi è la "colpa" dell’inquinamento

Infophoto Infophoto

L’azienda è stata acquistate da privati nei primi anni ’90. Solo da, relativamente, pochi anni, quindi, si è iniziato a porre attenzione ai problemi legati all’inquinamento e al territorio.

Lo Stato, di questi fattori, se ne è disinteressato?

Direi proprio di sì. Non solo. Tra i motivi dell’attuale situazione, non da ultimo ci son le condizioni disastrose in cui lo Stato fece trovare l’Ilva alla nuova proprietà.

Come vivono questo momento i lavoratori della fabbrica?

E’ difficile far comprendere all’esterno come un’area come l’Ilva, in cui lavorano 11mila persone, più l’indotto, è paragonabile ad una grande città in cui ciascun settore rappresenta un quartiere in cui lavorano persone che vivono la situazione e le proprie realtà in maniera differente. Per quanto mi riguarda, nella mia area, che non è tra quelle sottoposte a sequestro, c’è un forte sentimento d’aspettativa. Siamo consapevoli del fatto che stiamo facendo il nostro lavoro al meglio e che, comunque sia, dobbiamo aspettare le decisioni di altri per capire se potremo continuare a lavorare oppure no.

Secondo lei, come andrà a finire?

Chiunque dovesse entrare in fabbrica, si renderebbe immediatamente conto del fatto che è del tutto impensabile poter chiudere da un giorno all’altro impianti di queste dimensioni e, oltretutto, perfettamente funzionanti.

Quindi, crede possibile dar vita a quegli interventi che consentano di bonificare l’area e ripristinare le condizioni affinché si possa tornare a lavorare in serenità?

Al momento, da parte della società, assistiamo ad un tira e molla nei  confronti della Procura e della politica. Come in tutte le contrattazioni, le parti cercano di raggiungere, per se stesse, il massimo vantaggio possibile. L’importante, tuttavia, è che alla fine si raggiunga un punto di equilibrio. E che questo punto salvaguardi tutto: l’uomo, la sua salute, il suo lavoro, e l’ambiente.

I margini per operare in tal senso ci sono?

Non mi pare che ci siano alternative. Per ragioni sociali, di ordine pubblico e di economia nazionale.

Il fatto che il ministero si sia costituito parte civile crede che possa contribuire in maniera positiva o negativa alla situazione?

Credo che si sia trattato semplicemente di un atto dovuto.

 

 

 

© Riproduzione Riservata.