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Cronaca

ROSARIO LIVATINO/ Perché un magistrato è diventato martire di fede?

Rosario Livatino (InfoPhoto)Rosario Livatino (InfoPhoto)

Era conosciuto nell'ambiente come magistrato integerrimo e si era trovato per le mani alcune inchieste della procura di Agrigento. In seguito era diventato giudice a latere in alcuni processi di alta mafia. In tutto questo era sempre stato attento alla ricerca della verità, senza nessuna possibilità di lasciarsi comprare in vario modo. Questa sua integrità era la cosa che più dava fastidio ai soggetti che indagava. Questo aspetto però si legava a un altro aspetto: che nel fare il magistrato aveva sempre presente la persona del condannato.


Cioè?


Era giusto nel condannare ma attento a non confondere la persona con il reato. Aveva sempre una speciale attenzione alla persona, anche quella condannata, che rimaneva tale, cioè persona, anche dopo la condanna stessa.

 

Le testimonianze per la sua beatificazione si sono cominciate a raccogliere soltanto tre anni dopo la sua morte.

 

A questo proposito le racconto questo fatto. Proprio tre anni dopo la sua uccisione, nel 1993, viene in visita ad Agrigento Giovanni Paolo II. Nella sua visita chiede di poter visitare i genitori di Livatino e si intrattiene con loro circa 15 minuti. Rimane così profondamente toccato da questa conversazione che quell'appello rimasto famoso pronunciato proprio ad Agrigento, "uomini di mafia convertitevi perché verrà anche per voi il giudizio di Dio", nasce a seguito di questo colloquio. Non era previsto, sgorgò direttamente dal cuore del Papa e nacque dopo quella conversazione con i genitori di Livatino.

 

Come viene ricordato oggi? Il suo nome non è molto citato tra quanti nella sua professione hanno perso la vita a causa della mafia.

 

Vale la pena ricordare questa cosa: nel 2005 al convengo della Chiesa italiana di Verona, a ogni regione era stato chiesto di portare un santo come emblema della regione o comunque un testimone della fede che potesse esprimere la regione. Fu significativo che la Chiesa siciliana chiedesse come simbolo del cristianesimo siciliano in quell'occasione non altri, ma Rosario Livatino, identificato dal popolo cattolico siciliano come testimone di fede che esprime un modo di vivere.

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COMMENTI
24/09/2012 - santi nella politica? (antonio petrina)

Adesso che la fulgida testimonianza di Livatino è storia siciliana ,occorre uno scatto di orgoglio dei siciliani perchè la speranza dei siciliani onesti non è morta con tutti questi sacrifici degli uomini giusti, ma al contrario serve per il discernimento necessario di quelli che hanno a cuore il bene comune della sicilia ,affinchè si incammini per la virtuosità nella gestione delle risorse ,secondo l'appello del 49 di Sturzo.