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ROSARIO LIVATINO/ Perché un magistrato è diventato martire di fede?

Pubblicazione:venerdì 21 settembre 2012

Rosario Livatino (InfoPhoto) Rosario Livatino (InfoPhoto)

Il 21 settembre di ventidue anni fa la mafia uccideva il magistrato Rosario Livatino. Aveva 38 anni: nonostante fosse diventato magistrato a soli 26 anni, giovanissimo, Livatino era già uno dei magistrati impegnati con Cosa Nostra più attivi e noti della Sicilia. Per questo venne ucciso mentre, a bordo della sua Ford Fiesta e senza scorta, si stava recando in tribunale. Una delle tante vittime della mafia, dunque, ma non solo: è infatti in corso un processo di beatificazione le cui testimonianze a favore si sono cominciate a raccogliere soltanto tre anni dopo la sua morte. Il 19 luglio dello scorso anno l'Arcivescovo di Agrigento ha firmato il decreto per l'avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto poi ufficialmente il 21 settembre del 2011. Perché questo fatto straordinario, per un magistrato? Lo ha spiegato a IlSussidiario.net Giuseppe Di Fazio: "Come padre Puglisi, anche lui ucciso dalla mafia, anche Rosario Livatino ha posto una riflessione: eroe o testimone di giustizia, addirittura martire della fede?". Per Di Fazio Livatino "lega il suo lavoro a un nesso tra giustizia e fede, giustizia e verità, giustizia e carità e questo lo ha reso unico. In una pagina del suo diario aveva infatti scritto:  rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione per Dio".

 

Il nome di Livatino è legato a inchieste scottanti, ad esempio quella che poi venne definita tangentopoli siciliana. 

 

Non solo la tangentopoli siciliana, ma soprattutto le inchieste sulla mafia dell'agrigentino e altre zone della regione e per questo motivo perse la vita. Diventò magistrato giovanissimo a 26 anni e fu ucciso che aveva solo 38 anni. 

 

In cosa si caratterizzava la sua figura di magistrato?

 

La questione che si è posta con la sua figura di magistrato, così come con la figura di padre Puglisi è una riflessione che ha toccato l'opinione pubblica: è stato semplicemente un eroe o è stato un testimone della giustizia, addirittura un martire per la giustizia? Lui e Puglisi hanno aperto una questione di tipo teologico, se cioè si potesse parlare di martirio. Infatti c'è in corso una causa di beatificazione sia per Livatino che per padre Puglisi. Padre Puglisi sarà beatificato il 25 maggio prossimo, mentre per Livatino la causa sta facendo il suo corso.

 

Come spiega lei questa assoluta singolarità di Livatino?

 

Quando presta giuramento in magistratura e diventa difensore della giustizia, nel suo diario scrive: "Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo in cui l'educazione che i miei genitori mi hanno dato esige". Lega cioè la sua fede all'impegno di magistrato, alla realizzazione della giustizia, come dirà in un altro punto del suo diario: "Rendere giustizia è  realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione per Dio". Lega il suo lavoro con un nesso tra giustizia e fede, giustizia e verità, giustizia e carità e questo lo rende unico.

 

Quale fu il motivo per cui si decise di ucciderlo?


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COMMENTI
24/09/2012 - santi nella politica? (antonio petrina)

Adesso che la fulgida testimonianza di Livatino è storia siciliana ,occorre uno scatto di orgoglio dei siciliani perchè la speranza dei siciliani onesti non è morta con tutti questi sacrifici degli uomini giusti, ma al contrario serve per il discernimento necessario di quelli che hanno a cuore il bene comune della sicilia ,affinchè si incammini per la virtuosità nella gestione delle risorse ,secondo l'appello del 49 di Sturzo.