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Cronaca

CASO SALLUSTI/ Sansonetti: "usiamolo" per cambiare le carceri

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Non nascondo che ha una marea di difetti. Ma tutto può dirsi fuorché sia amico dei guidici. Si è trattato di un atto intimidatorio, per colpire un simbolo. Lui, e tutti quelli come lui, quindi.  

Franco Abruzzo, su queste pagine, ricordava che alcune sentenze della Corte di Strasburgo affermano esplicitamente che i giornalisti non possono essere condannati al carcere e che, prevalendo Strasburgo sull’ordinamento italiano, la Cassazione valuterà la sentenza di condanna nulla. Possibile, tuttavia, che i giudici dalla Corte d’Appello abbiano ignorato il diritto vigente?

Possibile. Accade molto spesso. I giudici italiani hanno ormai uno strapotere tale per cui possono agire impunemente. D’altro canto, non sono così convinto del fatto che la Cassazione rigetterà la sentenza. La Corte, ogni giorno, emana una quarantina di sentenze. Si tratta di una lotteria. Certo, nel caso di Sallusti avranno qualche attenzione in più. Ma credo che realmente rischi il carcere.

Cosa cambia, in Italia, se Sallusti va in carcere?

Già il livello di informazione non è altissimo. Con la sentenza intimidatoria le cose peggioreranno. D’altro canto, le ricordo gli effetti della sentenza di condanna a tre anni, in primo grado, a Farina, reo di essersi recato in carcere, nell’esercizio delle sue funzioni parlamentari, a trovare Lele Mora, ma accompagnato da una persona che, secondo i giudici, non si sarebbe dovuta trovare assieme a lui; ebbene, oggi i giornalisti e i politici che vanno in prigione a trovare i detenuti sono pochissimi. E le condizioni delle carceri sono ulteriormente peggiorate.

In molte occasioni, articoli di giornale rivelatisi in seguito pieni di falsità hanno distrutto delle persone e rovinato delle carriere. Non crede che, in questi casi, sarebbe necessario impedire o sanzionare simili situazioni?

Io, infatti, sono contro il carcere. Ma non contro l’intervento del diritto che regoli il diritto di stampa. Da questo punto di vista, la prima cosa che farei è abolire le intercettazioni; se non esistesse più la possibilità di pubblicarle sui giornali, avremmo risolto il 70 per cento del problema. Nel caso in cui qualcuno scriva, per esempio, una riga di insulti a chi non ha fatto nulla andrebbe certamente sanzionato.      

In generale, come va affrontato il problema?

Credo che sarebbe necessario cambiare il Codice penale. Il pericolo del fascismo, in Italia, non esiste. L’unica cosa rimasta fascista è il Codice penale. 

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