BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CEI/ La prolusione di Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il testo integrale

Infophoto Infophoto

Il fermento in atto nelle file del nostro laicato – sia nelle forme legate alla Chiesa sia in quelle contrassegnate da una giusta autonomia – punta, a quanto abbiamo compreso, proprio ad un rinnovato protagonismo per il bene di un Paese scosso da vari eventi, in una transizione fattasi ancora una volta vorticosa. L’edificazione di una comunità nazionale che prescinda dalle proprie radici cristiane sarebbe una forzatura antistorica, destinata a rivelarsi dannosa. Noi siamo stati generati dalla predicazione del Vangelo, e l’Italia per secoli è stata culla ed esempio di un modello di civiltà decisivo per i destini del mondo. Di qui anche la nostra preoccupazione di Pastori e cittadini. È vero, in questa stagione sembriamo capitati in un vicolo cieco, costretti a subire la supremazia arbitraria della finanza rispetto alla vitalità civile e culturale o, detto in altro modo, rispetto ad un umanesimo sociale che è la cifra della nostra cultura. Per talune componenti di potere, il Vangelo avrebbe addirittura qualche responsabilità per la situazione in cui si è; e non avrebbe comunque più nulla da dire alla società odierna. Il cristianesimo, in realtà, sa – nella vera coscienza di sé – di essere esperienza non di regresso, ma propulsiva, perché capace di proporre modelli di vita in cui l’esasperazione del consumismo e del liberalismo è bandita, in vista di uno sviluppo comunitario più equilibrato e più garantista rispetto alla dignità di ogni persona. Data la gravità dell’ora, la Chiesa – spinta dalla sollecitudine per la Nazione – fa appello alla responsabilità della società nelle sue diverse articolazioni – istituzioni, realtà politica e della finanza, del lavoro e delle sue rappresentanze – perché prevalga il bene generale su qualunque altro interesse. È necessario stringere i ranghi per amore al Paese. La vita della gente è in grave affanno e sente che il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende la stessa tenuta sociale. È l’ora di una solidarietà lungimirante, della concentrazione assoluta – senza distrazioni – sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione dei partiti, delle procedure partecipative ed elettive, di una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione: problemi tutti che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo. Quando – per interessi economici – sull’uomo prevale il profitto, oppure – per ricerca di consenso – prevalgono visioni utilitaristiche o distorte, le conseguenze sono nefaste e la società si sfalda.