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CEI/ La prolusione di Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il testo integrale

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Le elezioni non sono un passaggio taumaturgico, ma vincolo democraticamente insuperabile, e quindi qualificante e decisivo. Per questo bisogna prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, bensì portando risultati concreti per il Paese e un rinnovamento reale e intelligente delle formazioni politiche e il loro irrobustirsi con soggetti non chiacchierati. Lo spettro dell’astensione circola e rischia di apparire a troppi come la “lezione” da assestare a chi non vuole capire. In questo senso la competizione resta aperta, e sarà bene che la politica non bruci alcun ponte dietro a sé. Presunzione e personalismi, strumentalità e isterie vanno lasciati da parte. «Utilmente risuona – avvertiva il Papa sabato scorso – il monito del libro della Sapienza, secondo cui “il giudizio è severo contro quelli che stanno in alto” (Sap 6,5)» (Discorso all’Internazionale Cristiano-Democratica, 22 settembre 2012). Si pensi all’Italia che non può essere bloccata, che deve andare avanti  e consolidare senza incertezze il proprio posto d’onore dinanzi al mondo, figurando tra le nazioni che contano grazie alle potenzialità e all’esperienza.

La strada aperta davanti a noi resta in pericolosa pendenza o in forte salita – a seconda dei punti vista –, in base alle scelte che vengono fatte e alla volontà popolare di assecondarle o meno. Ma la vita della gente è già segnata in modo preoccupante. La povertà cresce e tocca tutti, seppur da punti di partenza molto diversi, e ciò fa la vera differenza. La crisi non è congiunturale ma di sistema, e la durata nel tempo, nonché gli scenari internazionali, hanno ormai dimostrato che riveste una complessità e profondità tali da non poter essere affrontata con “formule” facili o peggio propagandistiche, né oggi né domani. E neppure è possibile un affronto puramente nazionale che prescinda da quel contesto europeo e mondiale che – pur presentando vischiosità e particolarismi – sarebbe illusorio e suicida sottovalutare. E nel quale bisogna saper stare con competenza e autorevolezza riconosciuti. È l’ora della solidarietà lungimirante, ci vogliono strateghi di ogni operosa convergenza più che guardiani severi di un’ortoprassi rigida solo nella misura in cui lo si vuole. Bisogna puntare di più sulle comunità, sui territori, e con loro studiare caso per caso le soluzioni.

 


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