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CEI/ La prolusione di Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il testo integrale

Pubblicazione:lunedì 24 settembre 2012

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Oggi meno che mai nessuno può illudersi di salvarsi da solo. Dobbiamo tutti essere protagonisti di cambiamento, mai indifferenti alla sorte di chi è più sfortunato di noi. In questo itinerario, ci è oltremodo preziosa la vicenda terrena di testimoni attendibili. Vorrei citarne alcuni. Il primo è don Ivan Martini, parroco a Santa Caterina di Rovereto di Novi, diocesi di Carpi, rimasto ucciso sotto le rovine della sua chiesa, mentre in un impeto di lucida generosità voleva portare in salvo la statua della Madonna venerata dal suo popolo.

Ma proprio in quegli istanti, il drago indomabile del terremoto scatenava uno dei suoi terribili colpi di coda. Per lui, dopo le vite umane, c’era il segno della Vita da mettere al sicuro: ha fatto ciò che istintivamente farebbe ogni nostro buon prete. Ma, nonostante le precauzioni prese da lui stesso e dai vigili del fuoco, non ce l’ha fatta, è stato sorpreso dalla scossa traditrice. Circostanza, questa, che ci induce ad esprimere nuova solidarietà alle popolazioni e alle Chiese ferite dal tragico evento tellurico: nessuna di esse può essere oggi lasciata a se stessa. È la promessa che avevamo fatto e dobbiamo mantenere per non abbandonarle nella loro ammirevole voglia di rinascere. Gli undici milioni di euro, subito raccolti, sono serviti per realizzare una ventina di Centri di comunità richiesti dalle Diocesi colpite. E così sono partiti i gemellaggi tra Parrocchie, sempre con la regia tempestiva delle Caritas regionali, coordinate dal nostro Centro nazionale. Il secondo testimone, più noto e anzi famoso, è il Cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, che ha cessato di vivere il 31 agosto scorso, dopo una lunga malattia portata con dignità, diventando esempio di una non retorica accettazione della volontà di Dio. Studioso appassionato della Bibbia, pastore creativo sul fronte della nuova evangelizzazione, cercatore indomito di strade che portino ad incontrare gli uomini del nostro tempo, egli è stato «figura imponente» (dall’omelia del Cardinale Angelo Scola) della Chiesa nel dopo Concilio. Nel suo motto episcopale «Pro veritate, adversa diligere», troviamo da una parte molto di lui, e dall’altra la direzione di un cammino che, in comunione con la Chiesa e con l’aiuto della grazia, ciascuno di noi sa di dover percorrere. Nello stesso giorno dei funerali, il 3 settembre 2012, a Verona, dai Confratelli del Triveneto veniva tributato l’estremo saluto a Sua Eccellenza Mons. Maffeo Ducoli, Vescovo emerito di Belluno - Feltre. Ricordiamo con affetto anche la sua vita e quella dei pastori che, consumandosi per la Chiesa, restano per noi testimoni eloquenti di Cristo Risorto. Ma oltre a loro, desideriamo qui evocare e ringraziare – come testimoni all’opera – i coraggiosi Sacerdoti e Vescovi del nostro Meridione impegnati in prima fila nel riscattare quella terra stupenda dalla presenza devastatrice della mafia, della camorra e della ’ndrangheta.


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