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CEI/ La prolusione di Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il testo integrale

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 Purtroppo, anche una volta uccisi, non si è lasciati in pace, come è accaduto pure di recente a don Pino Puglisi, presto felicemente beato, e a don Peppino Diana, la cui memoria è non solo in benedizione ma deve ispirare scelte di impegno coerente da parte delle nostre comunità.

Non ci uniscono però solo le tragedie, ci uniscono di più – nel senso che ci edificano insieme – gli esempi di quanti ci ricordano che solamente delle esistenze non mediocri riescono ad incidere nel vissuto ecclesiale e sociale. E che, senza lo spirituale nella persona e nella società, c’è una povertà strutturale incolmabile, si determina una perdita per tutti, anche per chi tale dimensione non la coltiva o non la stima. Siamo inoltre aiutati, e quasi sospinti a stare costruttivamente insieme, dalla testimonianza d’amore e dalla sapiente iniziativa di Benedetto XVI: la sua figura sempre emerge nitida e disarmante. È un’ammissione che è venuta di recente anche da chi lo serve più da vicino, monsignor Georg Gaenswein: «Il programma del Papa? Solo il Vangelo» (Avvenire, 8 giugno 2012). Noi ci stringiamo a lui come a roccia solida e nocchiero austero, che conduce con trasparenza e parresia la barca di Pietro tra scogli ieri ignoti. Dal laccio di tradimenti impensabili o malevoli interpretazioni, a liberarlo è puntualmente la sua mitezza e la sua disarmante affabilità, procedendo egli nella propria missione ancora più amato. Al male occorre semplicemente dire no, anche quando dovesse indossare quella «cultura della menzogna che si presenta sotto la veste della verità e dell’informazione, in cui il moralismo è maschera per confondere e creare confusione e distruzione […]. Non conta la verità ma l’effetto, la sensazione. Sotto il pretesto della verità si distruggono gli uomini e si vuole imporre solo se stessi come vincitori» (Benedetto XVI, Lectio divina al Convegno ecclesiale della diocesi di Roma,11 giugno 2012). Noi Vescovi vogliamo ancora una volta ringraziare Pietro per la saldezza della sua fede. Ringraziarlo perché non cessa di esortarci «a non fermarsi all’orizzonte puramente umano e ad aprirsi all’orizzonte di Dio, all’orizzonte della fede» appunto (Saluto all’Angelus, 5 agosto 2012), e soprattutto a presentare in ogni occasione ciò in cui crediamo: «Non si tratta di seguire un’idea, un progetto, ma di incontrare Gesù come Persona viva, di lasciarsi coinvolgere totalmente da Lui e dal suo Vangelo» (ib).

 


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