BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

CEI/ La prolusione di Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il testo integrale

InfophotoInfophoto

È il legame col territorio quello che ancora una volta ci interpella, interpella noi Chiesa italiana, giacché non c’è punto del Paese che non sia assegnato ad una data parrocchia. Non c’è famiglia, per quanto dislocata, che non abbia un’attribuzione ecclesiale. Non c’è persona che non debba essere, in un modo o nell’altro, raggiunta da una proposta. In particolare, è la continuità generazionale quella che si vuole assicurare perché, nonostante le carenze e le ristrutturazioni pastorali qua e là in corso, non capiti che gruppi di ragazzi – e relative famiglie – siano non invitati a prendere parte all’ itinerario dell’iniziazione cristiana, dunque alla catechesi e alla vita sacramentale. Tutti debbono venire interessati e coinvolti. «Occorre evangelizzare – non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici – la cultura e le culture dell’uomo […] partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio» (Paolo VI, Evangelii nuntiandi,20). Poi, purtroppo, non tutti risponderanno come vorremmo, ma per quel che sta in noi non possiamo accettare che vi siano previamente dei buchi nella rete del Pescatore. Rigorosamente parlando, oggi non può esistere una pastorale solo stanziale. Le persone e le famiglie si muovono, emigrano più facilmente, si spostano la domenica, dividono la settimana tra località diverse, senza dire che non c’è parrocchia in cui non risiedano degli immigrati, per di più provenienti da diverse parti del mondo, dunque di culture e religioni differenti. Pensare ad una pastorale statica e stantia significa di fatto tagliarsi fuori dalla vita e dalle sue inevitabili articolazioni. Oggi è imprescindibile pensarsi collocati in un contesto culturale dinamico: nessuna persona, nessuna famiglia vanno lasciate a se stesse, ignorate, non interpellate. La parrocchia ha un centro nella chiesa, e soprattutto nell’Eucarestia, ma questo centro è tale se si irradia e va lontano, se interessa non solo le età ma anche gli ambienti. Ecco perché nel decennio scorso, ad un certo punto, si è parlato di «pastorale integrata»: si invocava un’integrazione effettiva tra le potenzialità delle parrocchie e quelle dei gruppi, delle associazioni, dei movimenti, ciascuno con la disponibilità ad integrarsi e lasciarsi integrare, a sagomarsi per quanto è possibile sulla base delle urgenze e delle necessità, non illudendosi che l’autoreferenzialità assicuri di fatto un futuro.