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CEI/ La prolusione di Bagnasco in apertura dei lavori del Consiglio permanente. Il testo integrale

Pubblicazione:lunedì 24 settembre 2012

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A proposito di Vaticano II, vorrei almeno di passaggio mettere a fuoco due profili ecclesiali decisivi: il clero e il laicato. Noi stessi, in questa sessione del nostro Consiglio, affronteremo un aspetto della vasta problematica sacerdotale, in particolare quello decisivo delle vocazioni. Non c’è dubbio infatti che dobbiamo imprimere una decisa accelerazione alla pastorale vocazionale, attraverso anche una dedizione specifica di noi Vescovi e una mobilitazione affettiva e orante del popolo di Dio. Ma il fatto che vi siano diocesi e regioni che risentono assai meno della crisi dice che vi sono possibilità da mettere in campo e risorse da esplorare. Anche nei territori più ispidi si possono avere risultati consolanti. Mentre confermiamo il senso di attaccamento e di profonda gratitudine per il nostro clero, lo esortiamo a camminare più speditamente e insieme – loro e noi – sulla via della santità, memori di quanto il Concilio afferma con tono deciso: «È ai Vescovi che incombe in primo luogo la grave responsabilità della santità dei loro Sacerdoti» (P.O. n. 7). La fede – di cui siamo costituiti maestri – chiede che ne siamo anzitutto discepoli umili e generosi per poter essere di esempio alle anime. Esse guardano ai loro Pastori desiderosi di vedere in loro il riflesso del Signore. Credere non è fare qualcosa o molto per Dio; è anzitutto spalancare il cuore per accogliere il dono della grazia, per lasciar “entrare” il Dio tre volte santo; è arrendersi al Signore, stare davanti a Lui, a piedi nudi, per essere coinvolti nella sua volontà. Le anime cercano preti entusiasti, con una chiara identità, che li rende presenti nel mondo senza che siano del mondo; preti «abituati ad ascoltare, soprattutto a metterci nella disposizione interiore ed esteriore del silenzio per essere attenti a ciò che Dio vuole dirci.[…] La preghiera costante risveglia in noi il senso della presenza del Signore nella nostra vita e nella storia, e la sua è una presenza che ci sostiene, ci guida, ci dona una grande speranza anche nel buio di certe vicende umane» (Benedetto XVI, Discorso all’Udienza generale, 5 settembre 2012). I nostri preti devono sapere per esperienza personale come si varca la porta della fede, e devono saperla indicare, accompagnandovi i fratelli che, incerti, spesso lo desiderano ma non sanno come fare.


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