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TRAGEDIA HIMALAYA/ Alberto e quella morte con la bellezza negli occhi

Il Manaslu (foto: Wikipedia) Il Manaslu (foto: Wikipedia)

C’è da augurarsi che la notizia non generi le frequenti e sterili polemiche sul perché quelle persone fossero in quel posto inospitale esposte a tanti pericoli o, peggio, la curiosità su come molte di loro siano morte. La realtà è molto semplice: gli alpinisti erano lì per salire la montagna e i portatori e le guide locali per lavorare. Magliano, sul suo sito, aveva scritto che per lui andare in montagna è “libertà da tutto ciò che ci vincola, ci impedisce, ci limita, vorrei dire ci trattiene in basso” e, alla domanda sul perché andare in montagna, aveva risposto con la famosa frase di uno dei pionieri dell’alpinismo moderno, l’inglese George Mallory: “perché scalare una montagna? Perché è lì...”. Certo si potrebbe anche dissentire da questo, ma sarebbe imprudente fermarsi a questa considerazione; oltretutto il discutere sul perché e come si vada in montagna è da sempre parte integrante dell’alpinismo. 

Gli alpinisti del campo 3, almeno i nostri connazionali e le guide locali − perché pare che gli altri fossero membri di spedizioni commerciali − non hanno compiuto un’imprudenza e non si sono esposti ad un rischio più grande di quello che si può prevedere per una salita lungo la via normale del Manaslu. Da alpinisti esperti accettavano la realtà che stavano vivendo e che consapevolmente avevano scelto, mettendo in questo tutta la loro (grande) esperienza e conoscenza della montagna. Magliano da due giorni aveva saputo di essere diventato nonno e nei giorni precedenti la disgrazia ha vissuto e visto uno dei posti più belli e spettacolari della terra: è morto con questa bellezza nel cuore e negli occhi. Non lo conoscevo ma è così che lo immagino mentre la valanga lo travolge.

 

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