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ORA DI RELIGIONE/ Da Profumo una proposta "nichilista" che fa male a tutti

Pubblicazione:martedì 25 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:martedì 25 settembre 2012, 17.06

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Questa affermazione mi ricorda l’intervista rilasciata dal ministro all’educazione francese Francois Fillon al quotidiano Le Journal du Dimanche in cui si diceva che occorre istituzionalizzare in tutte le scuole d’Oltralpe un’ora di morale laica, in cui inculcare nei giovani allievi i principi dell’uguaglianza e della libertà. Dal mio punto di vista, si tratta di concetti un po’ astratti e vetero-illuministi, ripresi da Rousseau, il quale sosteneva che è lo Stato a dover determinare la morale e finanche la “natura” dei propri cittadini. Non credo che tutto ciò sia una risposta reale al bisogno delle nuove generazioni italiane e straniere. Ciò di cui abbiamo veramente bisogno non sono principi universali, ma di porre in atto un’esperienza in cui ciascuno, cattolico, indù o musulmano, possa riconoscere aspettative, esigenze e domande ultime sulla realtà che realmente accomunano tutti gli uomini. Insomma, un “universale concreto”, guadagnato nell’esperienza storica di ciascuno. La grandezza della religione cristiana sta nella sfida che Cristo pone a tutti quando domanda: Ma tu, che cosa cerchi? Che cosa ami? Per cosa spenderesti la vita? L’ora di religione non è affatto un problema di proselitismo (sarebbe avvilente per il cristianesimo stesso!), ma la possibilità di riflettere su una domanda che, ormai, non pone più nessuno a nessuno.

Il ministro, da diversi mesi, batte il tasto della modernizzazione della scuola e della docenza a suon di nuove tecnologie, tablet e pc. Quali considerazioni le suggerisce questo fatto?

Tutti questi strumenti sono fantastici perché permettono l’attivazione di nuovi progetti di apprendimento. La scuola, però, non deve solo insegnare ad usare il tablet per accedere al mondo ma deve far emergere un soggetto che sappia usarlo in modo cosciente. La capacità critica dello studente è la vera modernità, non lo strumento che usa. E se la nostra “consistenza” critica ha come prototipo questa competenza, beh, allora è una consistenza a scadenza breve, che tra un anno sarà già superata da un altro “modello”. Quello che decide il mercato.

(Federica Ghizzardi)


 



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COMMENTI
27/09/2012 - c'è solo un testo (andrea sperelli)

Parecchi lustri fa ho frequentato il liceo. Per 4 anni ho avuto un professore appassionante. Per 1 no. Il problema è il contenuto e chi lo propone. L'art. 2 dell'IRC recita: «Con riguardo al particolare momento di vita degli studenti e in vista del loro inserimento nel mondo del lavoro e civile, l'IRC offre contenuti e strumenti specifici per una lettura della realtà storico-culturale in cui essi vivono; viene incontro ad esigenze di verità e di ricerca del senso della vita, contribuisce alla formazione della coscienza morale e offre elementi per scelte consapevoli e responsabili di fronte al problema religioso». Che io sappia c'è solo un testo adeguato nella letteratura moderna, ed è "il senso religioso" di Luigi Giussani.

 
25/09/2012 - Fesseria o incubo? (Claudio Franchi)

Le dichiarazioni del ministro Profumo sono un esempio di incompetenza e dilettantismo a dir poco deprimente: il prof. Esposito ha già impietosamente evidenziato la loro totale astrattezza, per cui resta solo da sperare che si sia trattato di stupidaggini proferite senza pensarci troppo, oppure per cercare un facile consenso all'insegna del "politically correct"; viceversa, se esprimessero realmente l'orizzonte ideale di questo governo di "illuminati" tecnocrati, ci sarebbe veramente da rabbrividire per le speranze di rinascita culturale (e umana!) della scuola e del Paese...