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ORA DI RELIGIONE/ Gli errori (e un pregio) della "riforma" Profumo

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Può sembrare inopportuno che il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo abbia comunicato la sua intenzione di modificare l’ora di religione nelle scuole italiane, venerdì, alla festa di Sinistra ecologia e libertà. E certamente lo è. Non solo la sede conferisce inevitabilmente al suo intervento una patina di demagogia, ma esso appare fuori luogo per almeno due motivi.

Il primo è di forma. Un ministro di un governo “tecnico”, privo di un’investitura popolare, non dovrebbe, per principio, intervenire su tematiche così sensibili. Il secondo è di sostanza. Il ministro nel suo intervento ha affermato: «Credo che l’insegnamento della religione nelle scuole così come è concepito oggi non abbia più molto senso. Nelle nostre classi il numero degli studenti stranieri e, spesso, non di religione cattolica tocca il trenta per cento. Probabilmente quell’ora di religione andrebbe adattata, potrebbe diventare un corso di storia delle religioni o di etica». Ora, a parte la percentuale errata – se fosse vera significherebbe che il numero degli alunni stranieri nella scuola statale, anziché essere 730mila circa, dovrebbero essere intorno a 2,4 milioni! – è la modalità di risposta che non è corretta. Profumo dimentica, e induce a dimenticare, che in Italia l’ora di religione cattolica è facoltativa, frutto di libera scelta. E’ l’unica ora, nell’ordinamento della scuola statale, contrariamente a quello che accade in altri Paesi dove gli studenti hanno possibilità opzionali su discipline diverse, che lo studente può accettare o rifiutare. Come ha affermato su La Stampa l’ex ministro dell’Istruzione Fioroni: «La nostra legislazione è molto avanzata nel recepire la multietnicità e consente già oggi sia di non frequentare la lezione, che di pretendere un insegnamento alternativo. Perciò quello di Profumo è un esercizio lessicale, ma un ministro dovrebbe risolvere i problemi anziché crearli». Infatti «basterebbe dare agli istituti i mezzi per allestire le ore alternative».

Non si tratta, allora, di trasformare l’ora di religione in qualcosa d’altro. Che l’ora di religione cattolica venga mantenuta, finché ci sono studenti che lo chiedono, non è una concessione benigna dello Stato ma un diritto che sorge in relazione alla storia e alla civiltà del nostro Paese. Diversamente non avremmo nemmeno più l’alfabeto per capire Dante, Caravaggio, e i tre quarti del patrimonio artistico e culturale dell’Italia e dell’Europa. 



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COMMENTI
26/09/2012 - D'ACCORDO! (Gianni MEREGHETTI)

Sono totalmente d'accordo, e non capisco come un ministro possa permettersi di entrare a piedi uniti su una questione tanto delicata e che avrebbe bisogno di una riflessione seria e non di qualche slogan pubblicitario. Etica e storia delle religioni sono proposte vecchie e superate, l'ora di religione cattolica è e rimane dentro la scuola un fatto nuovo e originale, è l'unico spazio di vera libertà, lo spazio che uno studente può prendersi per approfondire ciò che gli interessa. E' questo che bisogna rafforzare, che vi sia uno spazio di libertà. Altri vogliono verificare altre ipotesi? Lo facciano! Facciano delle proposte e le pongano dentro la scuola, non sarebbe che un arricchimento! E sarebbe anche l'occasione di prendere sul serio l'ipotesi di fare in Italia come si fa oggi in Germania, dove l'ora di religione è valutata come le altre materie e concorre alla valutazione finale dello studente, oltre il fatto che religione può essere materia d'esame. Perché non cominciare a considerare questa prospettiva? Quindi sì cambiare, ma in meglio e nella direzione della libertà. Ma un governo tecnico non è in grado di fare questi cambiamenti, non lo può!