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STATO - MAFIA/ La Consulta chiede "i brogliacci" delle telefonate. La Procura di Palermo: invasione di campo

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La Consulta che dovrà presto dare il proprio parere sul ricorso del Quirinale contro la Procura di Palermo sul caso delle intercettazioni telefoniche ai danni del Capo dello Stato, ha presentato una richiesta che sta già sollevando polemiche. Ha chiesto infatti alla Procura di Napoli di consegnare i cosiddetti "brogliacci", la documentazione cioè con tutte le registrazioni, gli appunti, le date e le ore delle telefonate intercettate appunto dai pm palermitani. Ne ha bisogno per decidere sul ricorso stesso. Oltre a dati tecnici (il giorno e l'ora in cui si sono svolte le telefonate intercettate tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino) si vogliono le sintesi delle conversazioni stesse. E i pm di Palermo storcono il naso dicendo che si tratta di una richiesta inusuale, anzi di una invasione di campo. Si riapre così il conflitto tra poteri di Stato che proprio il Quirinale chiede venga verificato? Per il momento i magistrati palermitani giudicano poco chiara la richiesta e stanno preparando una richiesta appunto di chiarimenti da inviare alla Consulta. Di fatto la Consulta non vuole sapere il contenuto delle telefonate, ma chiede le sintesi delle telefonate stesse. Si chiede poi sempre da parte della Consulta la copia dei provvedimenti che separano le varie parti dell'inchiesta: dove cioè siano state inserite le intercettazioni che gli stessi magistrati avevano definito irrilevanti. Si tratta di iniziative che spetterebbero agli ispettori del ministero della giustizia che però non le hanno mai avanzate. La Corte costituzionale fa sapere che sono autorizzati a superare i divieti imposti dalla legge. La Consulta, spiegano, deve decidere non il merito ma la legittimità e la conformità "alle prerogative costituzionali del Capo dello Stato della decisione dei magistrati palermitani di rivolgersi al Gip perché egli decida se distruggere o meno le conversazioni giudicate "irrilevanti". Sulla decisione finale della Consulta, di legittimità cioè di quanto richeisto dal Quirinale, i massimi esperti di diritto costituzionale italiano hanno già espresso il loro parere: non ci sono dubbi, dicono, che la richiesta sia costituzionalmente legittima.



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