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ILVA DI TARANTO/ La prof e la casalinga: cosa c'entra con noi?

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Ci fa piacere ricordare che, in questa ottica collaborativa, la voce da subito cordiale ed incisiva è stata quella dell’Arcivescovo mons. Filippo Santoro, che fin dall’inizio della vicenda ha richiamato una posizione aperta, ragionevole e realista: “Noi come Chiesa non abbiamo ricette, perché non ci sono. Il caso Ilva non è un problema locale di Taranto, ma nazionale ed europeo. (…) Questa è la più grande industria di acciaio di Europa, e ci lavorano 15 mila persone più l’indotto. Il problema è di tutta l’Italia perché con il caso Ilva si decide che sviluppo vogliamo, se ne vogliamo uno rispettoso dell’ambiente, della natura e dell’uomo. In un momento di crisi come questo, poi, se l’Ilva chiude ne risentirà tutta l’economia italiana” (dall'intervista a tempi.it del 1 agosto 2012). E ancora: “L’obiettivo che io ho sempre cerato di tenere insieme è quello del bene comune: il bene comune, in primo luogo, si schiera a difesa della vita e della salute perché la vita e la salute sono il primo bene. D’altro lato, vita e salute sarebbero minacciate da una disoccupazione di massa. (…) Come vescovo, io sono al lato di chi soffre, da una parte come dall’altra” (dall'intervista a Radio Vaticana del 21 settembre 2012).

Ci sembra che una posizione così sia desiderabile per ciascuno di noi, perché ciascuno di noi preferisce avere ‘tutto’ il bene possibile piuttosto che solo una parte di esso.

 

(Flaviana Ciocia e Paola Loffredo)



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COMMENTI
29/09/2012 - E' UNA QUESTIONE DI FEDE MA ANCHE DI RAGIONE (luigi ricciardi)

Sono completamente d'accordo con i contenuti e con l'impostazione di metodo dell'articolo di Ciocia e Loffredo. Ma se la questione ILVA (lavoro - ambiente - salute) è una questione di fede, una proposta bisogna pur farla. E allora "purifichiamo la memoria": non solo la società civile, ma anche molta politica, molta cultura, molta Chiesa sono stati per anni indifferenti al problema e, in qualche caso, ci hanno anche "campato" sopra. Che cosa bisognava fare che non è stato fatto e che adesso - umilmente - bisogna urgentemente incominciare a fare? Occorre UNA EDUCAZIONE AL LAVORO E ALL'AMBIENTE che parte dalla "concezione che Gesù ha della vita". Occorre una ragionevolezza nel perseguire il proprio fine e nel realizzare il proprio compito che solo una educazione alla fede e alla ragione può dare. Per dire: un industriale, educato alla dottrina sociale della Chiesa sul lavoro, non cerca il profitto inquinando. Ma chi ha pensato finora a EDUCARE ogni giorno a questa coscienza i futuri imprenditori? E' più facile fare "decaloghi". Dove sono gli imprenditori cristiani di Taranto? Dove sono i medici cristiani di Taranto? Dove sono i magistrati cristiani di Taranto? Dove sono gli educatori e gli insegnanti cristiani di Taranto? E' il momento di venire fuori adesso: non con appelli astratti, non con interventi mediatici strumentali, ma con la seria presa di coscienza che senza la fede non c'è speranza nè per chi muore, nè per chi guarisce, nè per chi vuol lavorare.