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CAMISASCA VESCOVO/ L'annuncio alla diocesi di Monsignor Adriano Caprioli

Massimo Camisasca nuovo vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca nuovo vescovo di Reggio Emilia

Ora con serenità di cuore e con spirito di fede, che so condivisi dall’intera comunità diocesana, sono lieto di trasmettere il testimone della guida pastorale di questa bella Chiesa alcarissimo confratello Mons. Massimo Camisasca. La Chiesa reggiano-guastallese, che si prepara nella preghiera ad accogliere il nuovo Pastore, per grazia di Dio e grazie ai suoi Vescovi ha combattuto le sue buone battaglie, ha conservato la fede (cfr. 2 Timoteo 4,7), impegnandosi in scelte storiche: la familiarità con la Parola di Dio; la cura della vita liturgica e spirituale e della Caritas; l’avvio del diaconato permanente; la fioritura delle Case della Carità e delle nostre numerose missioni nel mondo; l’evangelizzazione in queste nostre terre; la formazione del laicato e la promozione della cultura.

Non possiamo nasconderci che per essere fedeli a queste scelte storiche – le scelte del Concilio Vaticano II – la nostra Chiesa è, come altre, messa alla prova: dalla diminuzione e invecchiamento del clero, solo in parte integrati dalla crescita dei diaconi permanenti; dalla riorganizzazione territoriale delle parrocchie in comunità unite pastoralmente; dalla sfida educativa per la trasmissione della fede alle nuove generazioni; dalla accoglienza e integrazione dei nuovi arrivati da Paesi e culture diverse e, più radicalmente, dalla distanza culturale tra la visione cristiana e la mentalità contemporanea in tanti ambiti di vita delle persone e della società.

Senza essere “presenzialista”, al Vescovo oggi è chiesta una presenza capillare. Sì, perché la presenza del Vescovo è sempre gradita, sia dai sacerdoti sia dai laici, dalle religiose e consacrate, dalle varie comunità, a partire dalle parrocchie nelle visite pastorali. Tale presenza è un grande corroborante del legame che deve esserci tra Vescovo, clero e diocesi, non solo nei momenti ufficiali, ma anche personali. Al Vescovo, si chiede sempre il massimo.

Pure le diverse realtà della laica Reggio Emilia vedono volentieri il Vescovo in mezzo a loro. Non mancano al Vescovo momenti ufficiali in cui intervenire, come l’omelia del 24 novembre in occasione della festa del Patrono San Prospero, convegni sul “Bene comune” promossi su territorio dalla Commissione diocesana per l’impegno sociale e politico, o dalle varie associazioni, ma anche incontri con le amministrazioni comunali. Questo è richiesto dalla missione stessa della Chiesa di rendere testimonianza del Vangelo a ogni coscienza, perché anche su questo fronte è configurabile un servizio mediato della Chiesa al Bene comune.

L’invito è ad accogliere ora il nuovo Vescovo, certo anche perché nuovo e come tale portatore di doni che il Signore custodisce nei suoi benevoli disegni (cfr. Filippesi 2,12-13), accogliendolo come guida, promotore e custode della comunione di tutti in questa nostra Chiesa: Chiesa che il Vescovo nuovo già ama e dovrà imparare a conoscere, perché amare una Chiesa è già principio di conoscenza (S. Gregorio Magno). “Vescovo” si è da subito, “padre” si diventa nel tempo (S. Agostino).

I tempi di cambiamento chiedono a tutti una forte docilità: un più cordiale affidamento all’imprevedibile forza rinnovatrice dello Spirito; un più forte amore per la Chiesa, il Papa e il Vescovo, senza divisioni. Per un mondo che cambia velocemente, l’opera dell’evangelizzazione

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chiede tempi che non corrispondono ai pochi decenni di ministero pastorale. Solo l’ingenuità può farci pensare diversamente: illuderci di succedere a noi stessi. L’immagine è quella paolina di coloro che corrono nello stadio (cfr. 1 Corinti 9,24), per una frazione di percorso, poi consegnano il testimone nelle mani di chi viene dopo.

Per quanto mi riguarda, per la prima volta nella mia vita mi tocca scegliere dove andare, verso quale destinazione partire. Ogni altra partenza della mia vita sacerdotale — dagli studi a Roma all’insegnamento di liturgia, di teologia e spiritualità al Seminario di Venegono, alla direzione del Centro studi di Gazzada, sede della Fondazione Ambrosiana Paolo VI, alla destinazione a parroco a Legnano, non ultima alla stessa elezione a vescovo — erano altrettante chiamate impensate, a cui dare la mia risposta libera.