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TALIDOMIDE/ Malavasi (Tai onlus): è bene che se parli ancora

Pubblicazione:lunedì 3 settembre 2012

(Infophoto) (Infophoto)

È stata un’esperienza devastante perché al mio nascere non si sapeva cosa fare. Poi, appena la storia è venuta fuori sui giornali, mia mamma si è accorta di aver preso un farmaco a base di talidomide e ha capito. A quel punto i miei genitori mi hanno detto la verità.

 

Cosa si ricorda di quando era piccola?

 

Ho iniziato a frequentare la scuola elementare che già sapevo leggere e scrivere. Praticamente ho fatto la “primina in privato” . Mia mamma voleva che andassi a scuola come tutti i bambini e prima di iniziare mi ha insegnato a leggere e scrivere. A scuola sono sempre andata bene fino alla laurea. Diciamo che con l’intelligenza ho sopperito alla mancanza fisica.

 

Continui.

 

Ho studiato lingue straniere. Così ho potuto capire cosa è successo in Germania, un’esperienza che mi è servita per fondare Tai onlus. Dopo la laurea ho fatto corsi di perfezionamento in bioetica e un master per la gestione delle onlus in maniera professionale. Nel frattempo mi sono sposata e faccio la mamma. Ho un figlio – uno basta e avanza – che adesso ha diciott’anni.

 

È bene che si torni a parlate del Talidomide?

 

È bene che se ne parli. Non è il mio caso, ma c’è chi, pur di nascondere la sua disabilità ha preferito lasciare perdere. È ora che anche in Italia si trovino i responsabili e che chiedano scusa. Anche da noi si potrebbe fare un monumento alla memoria. Non dobbiamo dimenticare che senza i talidomidici non ci sarebbe stata la legge sulla farmaco-vigilanza.

 

Cosa vi aspettate dal governo?


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