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DELITTO DI COGNE/ Negati i domiciliari alla Franzoni: "decaduta potestà genitoriale"

Il Tribunale di sorveglianza di Bologna nega il permesso: non potrà assistere uno dei figli. La motivazione della sentenza si basa sulla decadenza della potestà genitoriale

(Infophoto) (Infophoto)

La ‘mamma di Cogne’ resta in carcere. Il Tribunale di Bologna respinge la richiesta degli arresti domiciliari per Anna Maria Franzoni. La difesa della donna, condannata nel 2007 a 16 anni di carcere per l’omicidio del figlio di tre anni, Samuele Lorenzi, avvenuto a Montrò, frazione di Cogne in Val d’Aosta, aveva avanzato la richiesta degli arresti domiciliari per la Franzoni al fine di permetterle di assistere uno dei figli. Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto la richiesta motivando la decisione con la decadenza della potestà genitoriale. Già nel luglio scorso la Cassazione aveva infatti negato alla donna il diritto a godere dei permessi premio concessi ai detenuti, per almeno altri quattro anni, data la gravità del reato commesso e le regole stabilite dall'ordinamento penitenziario nei confronti dei detenuti ritenuti pericolosi. Nel 2008, inoltre, una perizia psichiatrica aveva confermato il rischio di reiterazione del reato, negandole la possibilità di incontrare i figli fuori dal carcere.

Dei sedici anni ai quali ammonta la condanna per la Franzoni, ne restano ancora dodici e tre mesi da scontare. La donna dovrà comunque attendere quattro anni per tentare di uscire dalla cella. La prima sezione penale della Suprema corte, infatti, ha stabilito che, a carico della Franzoni opera il principio della “preclusione temporale”, in relazione alla pena finora espiata, per poter provare a chiedere di trascorrere tre giorni di permesso al mese con la famiglia. Per i reati gravi come quello per il quale è stata condannata, infatti, rilevava la Cassazione, i detenuti, come succede per chi viene condannato per mafia e terrorismo, devono aspettare di aver scontato in carcere “almeno metà della pena”, che nel suo caso significa otto anni, prima di poter godere di simili concessioni. 

Non è la prima volta che succede. Già nell'agosto del 2010, la Franzoni aveva chiesto di poter abbandonare la cella, ma anche quella volta senza ottenerlo.