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NAPOLITANO INTERCETTATO/ Ecco lo scambio "illecito" che blocca tutto

Paola Severino (Infophoto) Paola Severino (Infophoto)

Certamente dagli anni di Mani pulite si è sentito il bisogno di dotare il Paese di una normativa più efficace contro la corruzione dilagante che era emersa e che non è stata sconfitta dall’azione giudiziaria: adeguare alcuni articoli del codice penale, inasprendo le pene al fine di aumentare la deterrenza e introdurre nuove fattispecie (come la corruzione tra privati) è sicuramente necessario, anche se il problema non si risolve esclusivamente per via giudiziaria, ma ripensando il sistema della rapporto dei cittadini e degli imprenditori con la pubblica amministrazione. Attenzione, inoltre, all’introduzione del nuovo reato c.d. di traffico di influenze illecite che, se troppo generico, si presta ad interpretazioni discrezionali della magistratura che rischiano di favorire abusi che, viceversa, dovrebbero essere limitati il più possibile favorendo la certezza del diritto: questa è una fattispecie sulla quale sarebbe molto importante trovare un punto di equilibrio condiviso.

Con riguardo alla riforma in tema di intercettazioni telefoniche, bisogna salvaguardare lo strumento investigativo oggi più che mai indispensabile nella società della comunicazione, senza renderlo troppo ferraginoso per i magistrati che legittimamente lo utilizzano: ciò che va combattuto e regolamentato è la diffusione dei contenuti sui mezzi di comunicazione, durante la delicata e segreta fase delle indagini, che ne stravolgono lo scopo, estrapolando in modo spesso parziale, distorto e strumentale i contenuti delle conversazioni, instaurando processi sommari e rendendo un pessimo servizio alla cronaca, con grave danno agli indagati e all’amministrazione della giustizia (non vi è chi non veda l’urgenza di intervenire per arginare un fenomeno ormai fuori controllo...). 

Anche l’invocata riforma della responsabilità civile dei magistrati è certamente necessaria: una funzione così invasiva nella vita dei cittadini non può andare esente da responsabilità in caso di abusi, errori o incompetenze gravi. Tuttavia, essa va studiata in modo da contemperare tale esigenza, con quella altrettanto indispensabile di garantire l’indipendenza di giudizio e di azione del magistrato: vi sono, negli ordinamenti più simili al nostro, modelli cui ispirarsi ed è auspicabile, anche in questo caso,  uno sforzo di condivisione per la rilevanza del problema.


COMMENTI
05/09/2012 - sono pessimista (francesco taddei)

Le corporazioni sono troppo forti. Qualsiasi tentativo della politica è talmente debole che sembra quasi chiedere il permesso.