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NAPOLITANO INTERCETTATO/ Ecco lo scambio "illecito" che blocca tutto

Il premier Mario Monti, in accordo con il ministro Severino, ha indicato la volontà di procedere alle riforme della giustizia in modo graduale. Ma ci sono dei problemi. PAOLO TOSONI

Paola Severino (Infophoto) Paola Severino (Infophoto)

Il governo, per bocca del presidente del Consiglio, in accordo con il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha indicato la volontà di procedere alle riforme della giustizia in modo graduale, evidenziando quale priorità il ddl anticorruzione, in grado di dare credibilità al nostro mercato e impulso all’economia, nonché di rispettare l’impegno preso con l’Europa. Immediate le reazioni, soprattutto da parte di esponenti del Pdl, che si dicono disposti a sostenere il governo nella sua azione riformatrice in tema di giustizia solo a condizione che si metta mano anche all’invocata riforma sulle intercettazioni telefoniche (resa particolarmente urgente, anche in seguito alle intercettazione delle conversazione del Presidente Napolitano) e sulla responsabilità civile dei magistrati. Ovviamente su posizioni opposte, ma altrettanto polemiche si è schierato il Pd e, ugualmente contrario, per partito preso, l'Idv, in una sorta di scontro, cui ormai da tempo siamo tristemente abituati, tra veri o presunti giustizialisti e garantisti, a seconda delle convenienze immediate ed elettorali.

Purtroppo si deve constatare che la giustizia e le sue indispensabili riforme scatenano, ogni qual volta si cerchi di attuarle, il volto peggiore della politica: immediatamente si scade nella rissa, nei “ricatti”, nell’arroccamento delle proprie posizioni ideologiche e un bene così importante e delicato diventa inevitabilmente "merce di scambio", alla faccia del bene comune e dell’interesse dei cittadini.

Continuiamo a pensare che le riforme, in tema di giustizia, non debbano essere fatte sull’onda emotiva dello "scandalo attuale" o dell’interesse particolare dell’uno o dell’altro partito: la vicenda di Napolitano, ad esempio, ha certamente riacceso un faro sul problema delle intercettazioni, tuttavia è una problematica molto particolare e tesa alla difesa delle prerogative proprie del presidente della Repubblica (su cui, peraltro, è stata chiamata a pronunciarsi la Corte costituzionale), diversa dalla tutela dell’indagine o della privacy e dell’immagine del cittadino intercettato.

Difficile indicare una priorità assoluta in un sistema giustizia che non funziona nel suo complesso e che è certamente stata una delle cause che hanno messo in ginocchio la credibilità e l’economia del nostro Paese: tuttavia, ritengo utile che da qualche parte si cominci, visto l’immobilismo riformatore degli ultimi vent’anni, a condizione che si proceda con cautela, cercando il più possibile soluzioni condivise o, perlomeno, che ognuno degli attori in causa sia disponibile ad arretrare su alcune posizioni, in nome di un interesse collettivo che si fa sempre più fatica a ritrovare come criterio dell’azione politica, da parte di tutti gli schieramenti. Allora, ecco alcuni sintetici spunti sulle ipotizzate riforme di cui si discute.


COMMENTI
05/09/2012 - sono pessimista (francesco taddei)

Le corporazioni sono troppo forti. Qualsiasi tentativo della politica è talmente debole che sembra quasi chiedere il permesso.