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Cronaca

NO TAV/ Basterà davvero occupare le chiese per essere dalla parte dei "buoni"?

Manifestazione di No Tav (InfoPhoto)Manifestazione di No Tav (InfoPhoto)

Non serve? Ma è possibile continuare a ingorgare una delle porte principali delle Alpi con il traffico su ruote, e costringere la principale arteria su ferro europea a incanalarsi su rotaie tra monti e pendii, come 50 anni fa? La Valsusa diventa un caso nazionale, internazionale, e i governi che si susseguono si rimpallano le lentezze e le indecisioni. Si può rimproverare di non aver reso partecipe la popolazione di vantaggi e svantaggi, e non aver lavorato per contenerli; questo è accaduto all’inizio, ed è ormai tanto tempo fa. Poi però si sono deviati i percorsi, si è aperta la concertazione con gli amministratori locali, con i valligiani. Che si sentono occupati dai No tav, e cominciano ad averne abbastanza.

Perchè questo è inaccettabile in un dibattito che potrebbe avere motivazioni e sbocchi: il continuo e organizzato ricorso alla violenza, all’intimidazione; il fatto che la Val Susa sia diventata l’imbuto in cui confluiscono agitatori e terroristi di mezza Europa. Col pretesto di difendere il paesaggio e la cultura montanara, approntano azioni di guerriglia, rendono quotidiane la paura e l’assedio, si scagliano, e non solo verbalmente, contro forze dell’ordine e chiunque, a loro giudizio, rappresenti il Potere. Quello con la maiuscola, così difficile da identificare che può essere identificato in chiunque. Il sindaco o il contadino che vuol coltivare il suo campo, l’operaio che tenta di fare il suo lavoro e pure il prete che tenta di placare gli animi.

Seguiteli, questi figli della borghesia che si fa capopolo per le mulattiere, mentre si arrampicano agili sui muretti a secco costruiti dai loro padri per tenere insieme la montagna; è facile, quando si è cresciuti tra aule universitarie e palestre, e i calli sulle mani al più sono venuti esercitandosi al free climbing.  E’ facile, scagliare pietre e lacrimogeni e insulti contro i poliziotti, sperando di coglierli in fallo all’ennesima provocazione. Non sono idealisti, non sono utopisti, questi giovani e non più giovani che si muovono secondo precise strategie: sono arrabbiati, e credono un diritto sfogare la propria rabbia. Meglio spaccare e urlare, che tirarsi su le maniche e costruire qualcosa. Meglio irridere e disprezzare quella chiesa che nei secoli è stata baluardo contro le invasioni, contro l’inciviltà, contro la dimenticanza. 

Nell’abbazia della Novalesa si copiavano i codici dei classici caparbiamente custoditi dai monaci: nella fortezza della Sacra di San Michele salivano in ginocchio i principi, per ascoltare i consigli degli abati e piegarsi alla loro saggezza. Ogni volta di sentiero, ogni collina è segnata da una croce, da un’edicola. Non sono state piazzate lì dalle gerarchie o con atti di forza dalla politica. Le hanno tirate su gli abitanti della valle, che ben sanno amare e temere la montagna e la natura tutta, da cui prendono vita e sciagure.


COMMENTI
05/09/2012 - Tutti uguali (claudia mazzola)

Non si va in chiesa perché si è buoni ma peccatori. In questo caso i manifestanti occupando hanno di fatto dimostrato quello che sono.