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NO TAV/ Basterà davvero occupare le chiese per essere dalla parte dei "buoni"?

Pubblicazione:mercoledì 5 settembre 2012

Manifestazione di No Tav (InfoPhoto) Manifestazione di No Tav (InfoPhoto)

Domenica c’è stata di nuovo battaglia, in Val Susa. Solo ieri abbiamo saputo che i manifestanti sono scesi fino al duomo della cittadina di augusta memoria (realmente, fu l’Imperatore a segnarne il tracciato), sono entrati in chiesa, hanno cercato di distribuire candelotti fumogeni e di arringare i fedeli che seguivano la Messa, sventolando le loro bandiere. Forse avrebbero voluto che il sacerdote dall’altare li benedisse e lanciasse la folla alla lotta. Il gesto blasfemo non scandalizza, è l’ultimo di una serie di attacchi a colpi di spranghe e bombe artigianali, e qualcuno forse ha già pagato con qualche pallottola la resistenza civile e ragionata alla rabbia.

Non è un caso che su tanti agit prop si concentrino le indagini della polizia e dei servizi, che si colleghino minacce e si individuino covi che delineano una rete d’azione che ha obiettivi più ambiziosi, e che ricordano anni non troppo lontani; non è un caso che il ministro dell’Interno segua con particolare apprensione le vicende valsusine, temendo il rinfocolarsi in quelle zone di azioni paramilitari allo scopo di destabilizzare il “sistema”, come dicono gli slogan, non solo di colpire il tunnel che dovrebbe scalare la montagna. Domenica hanno sfondato una chiesa, e allora? Dimostrazioni. Il trono e l’altare vanno insieme, si sa. E poi dicono che le ideologie sono morte. Si è indignato stavolta un politico del Pd, accortosi, guarda un po’, che questi manifestanti non sono tutti pacifisti, e si sono macchiati di un atto vergognoso. Nessuno scandalo, ci sono abituati ai gesti forti, in Val di Susa, la valle che resiste. Resiste ai trivellatori che vogliono deturparla, con un’opera mastodontica, costosissima, inutile, decisa senza consultare la popolazione? A un progresso che schiaccia, distrugge, umilia la determinazione della gente? Oppure, una valle che si interroga davanti a una scelta obbligata, in accordo con l’Europa intera, perché l’Alta Velocità non può essere interrotta per quei 50 km che introducono in Francia; davanti a una scelta, un’opera che potrebbe portare meno inquinamento, meno traffico, più posti di lavoro e introiti a comunità spesso depresse e prive di giovani, costretti a scapare per trovare il futuro. 

Sono anni che sentiamo le due campane e da anni non riusciamo a capire la verità, complice una propaganda che dall’una e dall’altra parte non aiuta a comprendere. Serve, la Tav? Se sì, perché l’esitazione del novello primo ministro francese, che a inizio luglio ha prospettato di interrompere i lavori? O era un’interpretazione fuorviante? Perché il novello paladino dei No tav ha appena stretto la mano di Monti, e insieme hanno annunciato che la Tav si farà tutta quanta, eccome, e che anzi, il prossimo bilaterale lo faranno a Lione, per seguire meglio i lavori. 


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COMMENTI
05/09/2012 - Tutti uguali (claudia mazzola)

Non si va in chiesa perché si è buoni ma peccatori. In questo caso i manifestanti occupando hanno di fatto dimostrato quello che sono.