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BERLUSCONI/ A Dell'Utri solo regali per riconoscenza e amicizia

Pubblicazione:giovedì 6 settembre 2012

Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi (Infophoto) Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi (Infophoto)

Nessuna estorsione, solo regali. Così il cavaliere Silvio Berlusconi ha spiegato ai giudici l’origine di beni e regalie, per un totale di oltre 40 milioni in dieci anni, destinati all’amico e alleato fin dai tempi degli studi prima e di Forza Italia poi, il senatore pidiellino Marcello Dell’Utri. Berlusconi è stato sentito ieri nel tardo pomeriggio come testimone e parte offesa dal procuratore di Palermo Francesco Messineo, l’aggiunto Antonio Ingoia e la Pm Lia Sava, nell’ambito dell’inchiesta che vede coinvolto Dell’Utri, accusato di estorsione nei confronti dell’ex premier.

“Io sono fraterno amico di Dell’Utri, ci siamo frequentati per molti anni ed è lui che ha messo insieme la mia prima squadra di calcio”, ha spiegato di fronte ai giudici Berlusoni. La squadra era il Torrescalla di cui Dell’Utri è stato allenatore e presidente Berlusconi. Il cavaliere ha poi aggiunto: Dell’Utri “ha il merito di aver fondato Pubblitalia, e naturalmente io mi sento in debito nei suoi confronti, e c’è sempre stata un’intesa tacita che io avrei ripagato questi meriti”.

Così si spiegano dunque i regali a Dell’Utri che, in aggiunta al regolare stipendio, ha ricevuto da Berlusconi versamenti per oltre 40 milioni di euro. Ancor prima dell’interrogatorio, Berlusconi, per confermare la sua tesi, aveva inviato ai giudici una memoria con allegato un verbale reso come testimone alla procura di Torino nel 1996, nell’ambito dell’indagine per false fatturazioni a carico di Dell’Utri sfociata in un patteggiamento a 2 anni e 3 mesi di carcere. Nella deposizione l’ex premier aveva parlato di cessioni di titoli di credito per circa un miliardo di lire, versamenti “di volta in volta varianti da 100 a 500 milioni di lire”, pagamenti in contanti e di una villa sul lago di Como, in fronte all’Isola Comacina regalata all’amico. La villa è stata ristrutturata, prima di essere regalata per un importo di circa 3 miliardi di lire. “Era un dono che voleva essere completo”, ha spiegato Berlusconi.

Berlusconi ha parlato anche di Vittorio Mangano, lo stalliere che lavorava nella sua villa di Arcore e che, all’occorrenza, accompagnava a scuola i suoi figli. Mangano, si è scoperto poi essere un boss mafioso. Il cavaliere ha spiegato ai giudici che era sempre apparso come “una persona a modo, affabile”. E oltretutto, solo dopo che se ne andò da Arcore si scoprì la sua affiliazione a Cosa nostra.


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