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Cronaca

DELITTO DI COGNE/ Annamaria Franzoni, rivedere i figli è tradire la pena?

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dai legali di Anna Maria Franzoni, che sta scontando 16 anni di carcere. MONICA MONDO

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

La bimba continua ad avere uno sguardo tra il tenero e l’imbronciato. Il carcere da 4 anni non ha indurito, incattivito l’immagine di Anna Maria Franzoni: la madre che uccise il figlio Samuele, il piccolo Sami, una mattina di febbraio, con l’aria gelata, mentre in tutte le case di Cogne la gente beveva il caffelatte e i bimbi si apprestavano ad andare a scuola. Doveva salire sul pulmino anche il fratello più grande della famiglia Lorenzi, Davide, e la mamma ha sempre sostenuto di essere uscita per accompagnarlo: al rientro, lo strazio di un corpicino ansimante, la testolina sfondata, sangue dappertutto. Sami è spirato neanche un’ora dopo, portandosi in cielo la risposta. Chi poteva essere stato? In quei giorni concitati, nel tempo troppo lungo che seguì si pensò di tutto, da moventi passionali a sette sataniche. Tenacemente, la patriarcale famiglia allargata dei Franzoni fece muro, e architettò con sapienza un piano su larga scala, che utilizzava al meglio il sistema mediatico, per diffondere l’idea dell’innocenza della bimba, com’era chiamata la piccola di casa, Anna Maria.

Così triste e depressa, dopo la nascita del secondo bambino. Così protetta e coccolata, in casa, fino a perdonarle qualsiasi cosa. Anche l’assassinio del figlio, in un momento di follia? I salotti televisivi non hanno parlato d’altro, per anni. Abbiamo purtroppo conosciuto dai plastici la diposizione dei mobili della casetta di Cogne, sappiamo del turismo noir, ci siamo divisi tra innocentisti e colpevolisti. Anna Maria recita. No, è sincera. Una madre non può fingere così. Però col bambino moribondo, chiedeva al marito di farne in fretta un altro…però ha accusato ingiustamente i vicini di casa…però ci sono intercettazioni che la tradiscono…Ma l’arma del delitto? Introvabile. E lei non è matta, varie perizie, anche se tardive, accertano la sua salute mentale. E un po’ di depressione, via, ce l’hanno in tanti, non è una scusante per un assassinio. Ma gli avvocati di difesa si sono alternati uno dopo l’altro, tra polemiche e scaricabarile; e non si sono trovati altri colpevoli possibili, se non lei, la madre.

“Ci sono purtroppo madri che uccidono i figli”, disse la bimba come soprappensiero davanti a un poliziotto allibito. Da 4 anni Anna Maria è rinchiusa nel carcere della Dozza, sotto stretta sorveglianza; fa dei lavoretti, scrive lettere per le compagne di cella, suscita pietà. Dev’esserci qualcosa nella mente di quella povera donna che ha chiuso il passato, cancellato la memoria, si crede. La psichiatria dice di no, ma in pochi si ostinano a pensare che la recita possa durare tanto. Anna Maria ha ancora due figli: Davide, e Gioele, nato poco dopo la morte di quell’innocente. Vivono col papà, e la famiglia patriarcale li protegge, li cura. La madre può vederli una volta la settimana, in carcere. Ha già chiesto e richiesto di poter passare qualche giorno a casa, ogni tanto. Guardarli in un ambiente familiare, i suoi figli, togliere dai loro occhi la pena di una mamma dietro le sbarre, tacciata di una colpa terribile. Non le è stato accordato, e ancora una volta, su questo caso da manuale, ci si divide: è una tortura, tanto vale la morte; è giusto così, è ancora pericolosa. Eppure quando si tenta invano di scavare l’animo dell’uomo, non si può stare di qua o di là.


COMMENTI
06/09/2012 - Augurio (claudia mazzola)

Spero per Annamaria Franzoni i permessi che la riportino accanto ai suoi figli. Penso: se facessi io una cosa così terribile in un tragico e malefico momento, vorrei uno sguardo su di me di Misericordia e pace.