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INTERCETTAZIONI/ Maddalena: contro gli abusi puniamo i giornalisti

Pubblicazione:giovedì 6 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 6 settembre 2012, 11.17

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

La pubblicazione di ciò che dovrebbe restare segreto deve essere punita in modo efficace, cioè in maniera che la sanzione possa costituire un deterrente. Si può stabilire che una notizia resti o meno segreta, si può ampliare o diminuire l’ambito di ciò che è riservato. Ma se una cosa è segreta l’illecita diffusione è un fatto grave e non un fatto bagatellare: di qui l’esigenza di una sanzione, penale o civile o amministrativa, ma che sia comunque efficace rispetto allo scopo. In uno Stato serio, quanto è segreto deve restare tale.

 

Che cosa ne pensa della questione delle intercettazioni relative a Napolitano?

 

Nel conflitto tra la Procura della Repubblica di Palermo e il capo dello Stato, secondo me uno degli scenari possibili è che, ove ritenga che l’interpretazione data dalla Procura di Palermo sia esatta, la Corte costituzionale sollevi davanti a se stessa la questione di legittimità costituzionale della normativa che disciplina le modalità con cui si arriva alla distruzione delle registrazioni delle conversazioni del Presidente. Quest’ultima non prevede infatti che tra le prerogative del presidente della Repubblica ci sia la non intercettabilità (e la non registrabilità) occasionale e indiretta delle sue conversazioni e comunicazioni.

 

Condivide i contenuti del ddl anti-corruzione?

 

Quello della corruzione è un problema grave, sia in ambito italiano sia nel resto del mondo. In misura maggiore o minore, è sempre esistito e continuerà a esistere. Norme più rigorose, soprattutto al fine di evitare la prescrizione dei reati, sono sicuramente utili e necessarie, così pure come l’istituzione di commissioni per prevenire questo fenomeno. Il punto fondamentale in relazione alla corruzione è però l’accertamento dei fatti. Possiamo anche moltiplicare i reati che sulla carta sono perseguibili, ma se poi in concreto non vengono trovati gli autori dei fatti non abbiamo affrontato efficacemente il problema. Come ho detto, ritengo perciò sacrosanta l’idea avanzata nel 1994 dal Pool dei magistrati di Milano, i quali pensarono di rompere il legame omertoso tra il corrotto e il corruttore proponendo una legislazione premiale per il corruttore che denunci le violazioni della legge.

 

E’ a favore dell’introduzione della responsabilità civile dei magistrati?

 

E’ una proposta che giova soprattutto alle parti più forti e potenti, mentre nuoce alla possibilità di avere una giustizia uguale per tutti. Se può essere tenuto a rispondere anche in forma pecuniaria della possibile erroneità delle sue decisioni, al di fuori dei casi di dolo o di colpa grave nei modi attualmente previsti, il magistrato sarà portato, anche inconsciamente, a considerare i danni che dalla, sua decisione possono derivargli e ad opera di chi. Ad esempio, nel civile, se da una parte c’è una multinazionale e dall’altra una persona priva di mezzi, nel magistrato potranno prodursi quelli che in ambito calcistico si chiamano i “timori reverenziali” e che anche in quell’ambito pare abbiano provocato qualche guaio.

 

(Pietro Vernizzi)



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