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INTERCETTAZIONI/ Maddalena: contro gli abusi puniamo i giornalisti

Pubblicazione:giovedì 6 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:giovedì 6 settembre 2012, 11.17

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

“Vanno introdotte sanzioni efficaci che fungano da deterrente sia per chi diffonde notizie coperte da segreto (sia investigativo sia d’ufficio) ma anche nei confronti di chi le pubblica: e dovrebbe essere coperto da segreto tutto quello che non ha rilevanza ai fini di un procedimento penale”. Ad affermarlo è Marcello Maddalena, Procuratore Generale presso la Corte di appello di Torino, a proposito della riforma della giustizia che la settimana prossima ricomincerà il suo cammino in Parlamento. Per il magistrato, “al fine di combattere efficacemente la corruzione la cosa più importante non è moltiplicare le fattispecie di reato ma rompere il legame omertoso tra il corrotto e il corruttore, con una legislazione premiale per chi denuncia le violazioni della legge come avevano sostenuto nel 1994 i magistrati del pool di Milano”.

 

Procuratore Maddalena, come è possibile evitare gli abusi nell’utilizzo delle intercettazioni telefoniche?

 

Il problema maggiore non è l’abuso nell’effettuazione delle intercettazioni, ma il loro utilizzo e la loro diffusione per scopi diversi da quelli della repressione penale. L’art. 15 della Costituzione afferma che “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”: la limitazione di tale inviolabilità garantita costituzionalmente è giustificabile solo per la repressione di fatti di reato. Dovrebbe essere quindi vietata severamente l’utilizzazione e ancora di più la diffusione del contenuto intercettazioni al di fuori di tali limiti”.

 

Quali sono i limiti di questa “inviolabilità”?

 

Sempre secondo la Costituzione, “la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dall’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”. L’unica deroga cioè può essere rappresentata dal fatto che l’autorità giudiziaria nel corso di indagini penali, al fine di scoprire gli autori di determinati reati, ritenga indispensabile ricorrere a questo mezzo estremo, estremamente invasivo della sfera personale di ciascuno. Ed è ovvio ed anche giusto che poi, una volta esercitata l’azione penale, le conversazioni e comunicazioni penalmente rilevanti siano destinate prima o dopo a diventare pubbliche e a poter essere pubblicate. Al di fuori di questi casi, non ci deve essere, a mio avviso, nessuna possibilità di pubblicazione.

 

Come si può evitare che le intercettazioni finiscano sui giornali?


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