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IL CASO/ Il ministro Barca, la palla da biliardo e la "realtà" che non si vede

Pubblicazione:venerdì 7 settembre 2012 - Ultimo aggiornamento:venerdì 7 settembre 2012, 16.08

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Del non senso di una preparazione completamente scollegata dalle esistenti o potenziali opportunità di lavoro in quelle determinate realtà territoriali. Proprio il numero del mensile Vita di settembre lancia il tema delle migliaia di posti di lavoro che oggi in Italia non trovano persone sufficientemente preparate a coprirli. E che quindi in una situazione di drammatico calo di occupazione, rischiano di restare vuoti. Sono i lavori che schematicamente si raccolgono nei settori della cura, dell’artigianato e della cura dei beni culturali. Solo per dare un numero: il settore delle cure domiciliari se dovesse portarsi ad un livello che è metà di quello inglese (ed è un percorso obbligato se si vogliono tenere sotto controllo i costi della sanità) avrà bisogno di quasi 200mila nuovi addetti. Non è meglio, invece che accendere nuovi sogni per pochi, strutturare percorsi che aprano opportunità per molti? Certo, pensare che nel futuro di un ragazzo ci sia da accudire un vecchietto e non da fare brillanti ricerche per Silicon Valley è meno appealing e forse non fa grande effetto a livello della politica “grandi annunci”; ma certamente è cosa molto più concreta. E soprattutto è cosa che riguarda molti e non un’elite. Perché oggi per il Sud e non solo per il Sud la sfida obbligata è quella di dare risposte che valgono per tanti e non per pochi. E se di “contaminazione” i nostri giovani hanno bisogno, è quella che li porti a mettere di nuovo le mani nella realtà: cioè a sapere di nuovo “usare” le mani, in professioni concrete, facendo i conti con le domande vere del mercato. E anche con le tante e grandi opportunità inesplorate che una realtà come quella italiana può riservare.



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