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MATRIMONIO GAY/ Gambino: Sel vs Rosy Bindi, vi spiego chi ha ragione

ALBERTO GAMBINO spiega perché la Corte costituzionale non ha mai affermato la necessità di equiparare il matrimonio gay a quello eterosessuale né di legiferare in materia

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Dicono che non sarà materia di programma. Ma, se la sinistra vincerà le elezioni e se il Pd governerà con Sel, difficilmente la questione dei matrimoni omosessuali non diventerà materia di furibonda battaglia tra i due alleati. Così pare, stando, almeno, alle avvisaglie di questi giorni. Basti ricordarne due: Nichi Vendola che ha manifestato il desiderio di sposare, e in chiesa, il suo compagno. E il botta e risposta tra Rosy Bindi e un esponente gay di Sel alla festa del Pd a Genova. Quest’ultimo ha chiesto alle vicepresidente della Camera: «mi può dire perché non vuole che io mi sposi?». La Bindi, in tutta risposta, ha fatto presente che «in questo Paese c’è la Costituzione. Il matrimonio è un istituto che è stato pensato storicamente per gli eterosessuali». L’esponente di Sel, a quel punto, ha richiamato una recente sentenza della Corte costituzionale che inviterebbe il Parlamento a legiferare in materia.

In realtà, come ha frettolosamente fatto presente la stessa Bindi, le cose non stanno propriamente in questi termini. Alberto Gambino, professore ordinario di Diritto privato e di Diritto Civile presso l’Università Europea di Roma, spiega a IlSussidiario.net in che termini stanno. «La sentenza della Corte costituzionale di cui si parla, in riferimento alla unioni civili, ha asserito la possibilità di adottare una disciplina conforme alla Costituzione che non sia fondata sull’articolo 29 (la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio) quanto sull’articolo 2 (la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali). Tale pronunciamento, quindi, riguarda la realizzazione della persona nell’ambito delle cosiddette formazioni sociali; ovvero, a detta di una certa linea interpretativa, anche le unioni di fatto». Tutto ciò è ben lungi dall’introdurre la possibilità di definire matrimonio l’unione tra omosessuali. «D’altro canto, in Italia, non sarebbe possibile. Il nostro matrimonio è fondato sulla distinzione tra i sessi. Sarebbe altresì necessario un massiccio intervento di modifica del Codice Civile, oltre che dell’articolo 29 stesso; il quale, a sua volta, si richiama alla concezione del matrimonio presente nel Codice Civile all’epoca vigente, nel ’42, ove veniva messa in risalto proprio la differenza di sesso».

Posto, in ogni caso che i numeri in Parlamento per varare un cambiamento di tale portata ci fossero, resta da capire quanto sarebbe legittimo varare una legge costituzionale prescindendo dall’orientamento etico generale. «Le leggi costituzionali – fa presente Gambino - necessitano della maggioranza dei due terzi del Parlamento. Sarebbe molto difficile che questi due terzi, comprendenti, quindi, non solo la maggioranza ma anche parte dell’opposizione, non fossero in sintonia con l’orientamento generale. Fino a prova contraria, inoltre, Camera e Senato dovrebbero essere rappresentativi dei valori del popolo che li hanno eletti». Detto questo, non è certo la maggioranza che connota l’etica. «Abbiamo avuto in passato maggioranze legittime che hanno realizzato leggi del tutto contrarie all’uomo. un esempio storico eclatante di come morale e legge non sempre coincidano, e che in casi estremi prevalga comunque l’etica lo abbiamo con il processo di Norimberga dove gli esecutori degli ordini e delle azioni più efferate furono condannati non sulla base delle leggi che, formalmente, gli avrebbero permesso di compiere i crimini che avevano commesso, quanto dei principi del diritto naturale».