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STRAGE IMMIGRATI/ Lampedusa, la "svolta" dell'Italia passa per la Santa Sede

Ieri un barcone con a bordo 130 immigrati ha fatto naufragio al largo di Lampedusa. 56 sono stati tratti in salvo, 80 i dispersi. Cosa fare? Il commento di ROBI RONZA

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Persiste attraverso il Mediterraneo un traffico di disperati in cerca a qualsiasi costo di tranquillità e di lavoro in Europa. Queste persone si affidano perciò a caro prezzo a passatori senza scrupoli che le sfruttano organizzando per loro dei viaggi temerari la cui conclusione non di rado è tragica. Due naufragi recenti sono venuti a ricordarcelo: uno, costato la vita a circa cinquanta sventurati, di un’imbarcazione andata a fondo due giorni fa nei pressi dell’isolotto di Lampione, prossimo a Lampedusa; l’altro verificatosi al largo della città turca di Smirne con un probabile analogo numero di vittime. Sono due tragedie avvenute ai due estremi di tale flusso, che muove per lo più dalle coste della Turchia e di altri paesi della riva sudest e sud del Mediterraneo verso le nostre isole Pelagie o anche verso la Sicilia.

Fermo restando il dovere del pronto soccorso quando tali imbarcazioni raggiungono le nostre acque territoriali,  diversamente da quanto sostengono tante anime belle “politically correct” il problema non si risolve trasformando questi flussi migratori illegali in un modo legittimo di ingresso nel nostro Paese. Questi flussi migratori sono illegali, non autorizzati e come tali vanno gestiti. Anzi nella misura in cui li si tollera si fa l’interesse non delle persone coinvolte bensì di chi le sfrutta. Si alimenta infatti una speranza che spinge tali aspiranti all’immigrazione in Europa a dare fondo ai risparmi loro e delle loro famiglie per pagarsi le spese di un passaggio in condizioni terribili, e che non di rado appunto si conclude in tragedia. 

Resta pur vero tuttavia che come il contrabbando riempie le rotte commerciali precluse al naturale commercio legittimo, così la tratta di immigranti illegali prende il posto dei naturali flussi migratori legittimi. Come pure resta vero che l’assenza di pace e di speranze di sviluppo diventa spesso un motore irrefrenabile di esodi anche sconsiderati. 

In tale prospettiva ci si deve compiacere che il governo Monti, espressione di gruppi dirigenti volti da sempre con occhi estatici al Nord Europa “atlantico”, stia finalmente scoprendo il Mediterraneo. L’occasione è stata propiziata dalla piccola Cipro, avamposto dell’Ue nel Medio Oriente (dalle cui rive dista meno di un’ora di volo), e presidente di turno dell’Unione europea nel corrente secondo semestre 2012. Sotto la sua égida i ministri degli Esteri dei membri più mediterranei dell’Ue - ossia l’Italia, la Grecia, Malta e appunto Cipro – due giorni fa, alla vigilia di una riunione dei 27 ministri degli Esteri dell’Unione in programma ieri nella capitale cipriota, si sono recati al Cairo a incontrare il nuovo presidente egiziano Mohamed Morsi. 


COMMENTI
09/09/2012 - Gente disperata muore nel Mediterraneo! (Silvano Rucci)

Gente disperata muore e l’Europa sembra non vedere! E’ possibile che questi flussi migratori nel Mediterraneo non possano essere regolamentati da una Grande Comunità Civile come quella europea? L’attrazione che l’Europa ha nei confronti di questa gente evidentemente è enorme! Evidentemente non è possibile sviluppare una Politica Economica Sociale europea in quanto in Europa manca un Politica Unitaria Comune in grado di soddisfare Bisogni Umani Essenziali. Urge un Parlamento europeo. La gente disperata è disposta a morire pur di raggiungere l’Europa, ma gli europei preferiscono non vedere, non sentire, non parlare. Dio misericordioso però accoglierà coloro che muoiono!

 
08/09/2012 - non sono d'accordo (francesco taddei)

Il paese più mediterraneo del g8 e dell'Ue è la Francia che attraverso i suoi mezzi, relazioni e accordi bilaterali (con la Gbr per contingenti navali comuni) può permettersi di inviare truppe sia prima sia durante le rivolte arabe, di cui è stata attiva ispiratrice. l'Italia ha attuato una politica mediterranea con Moro e Andreotti, con gli esiti che conosciamo. noi siamo talmente atlantici che sono gli atlantici a decidere per noi.