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IL CASO/ 1. Cosa c'entra l'aborto con la strage di Annecy?

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Fino a quella ragazza, che aveva l’utero malmesso, irraggiungibile il fondo con la cannula. Dovetti passare al professore una curette, come un piccolo cucchiaio, da infilare nella cavità problematica, con il quale lui mi scodellò in una bacinella che gli reggevo attenta, il resto del prodotto del concepimento: un braccio, due piedini. Neanche mezzo centimetro, ma si vedevano le cinque dita. Quando gli chiesi imbarazzata dove dovevo metterli (non concepivo l’idea di buttarli tra le altre garze sporche) lui bestemmiò forte.

Divenni obiettore su due piedi. Che non erano i miei.

Quando la legge, l’ideologia, si confronta con la realtà, la banale carne del reale, non si regge.

Non si regge a questo lavoro molto tempo.

Quando vedi o senti sotto le mani quel bambino raggomitolato nel ventre della mamma, tu capisci che devi proteggerlo, che tutto va fatto per tenerlo dentro, salvarlo. Che quello è il posto per cui è fatto. 

Io che amo appoggiare le mani sulla pelle tesa e sentire il battito sotto le dita e dire alla donna: qui, le senti le manine che sfarfallano, lo senti che quando scalcia ti schiaccia la vescica e ti imbarazzi, io che vedo quel gesto tenerissimo che fanno quando si alzano e si reggono il ventre anche all’inizio, non perché pesa ma perché è il loro figlio che proteggono.

Così, sentendo la notizia di quella bimba trovata a Annecy raggomitolata ferma e zitta sotto il corpo della madre e della nonna fra i sedili, in un flash ho pensato a un bimbo nella pancia. Perché non ha urlato, pianto, non si è fatta sentire?

È stato così o i suoi lamenti non si potevano ascoltare? I suoi lamenti erano coperti dal corpo della mamma, dalla sua presenza, ultima, potente.

Le regole, si difendono i poliziotti, ci hanno impedito di aprire le portiere dell’auto crivellata, la Scientifica non ha rilevato altra vita con gli infrarossi; solo la sorella, grande e ferita, è stata trasportata altrove, curata.

Lei, piccola, taceva, abbracciata e salva.

Avrà riportato danni permanenti?

Non so; quello che mi ricordo è che un bambino, abbracciato, è salvo.

E lei ha scelto di restare in un abbraccio, diventato freddo, ma comunque amato.

Mi fa sorridere tutta quella tecnologia che non rileva il battito vitale di una bambina di quattro anni: come un’ecografia che pretende di rilevare una anomalia, infingarda, selettiva.

E poi lei nasce: esce dall’auto sana e salva.

 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
11/09/2012 - Medici obiettori (Carla D'Agostino Ungaretti)

Evviva i medici obiettori! Anche se obiettano per opportunismo, si tratta pur sempre di vite umane salvate! Che sia questo un primo timido segnale di inversione di tendenza rispetto a quest'abominevole mentalità che ha equiparato l'aborto all'estrazione di un dente cariato?

 
10/09/2012 - esperienze (Pierluigi Assogna)

Molto bello, grazie.