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IL CASO/ 1. Cosa c'entra l'aborto con la strage di Annecy?

Una notizia come tante: a Jesi ci sono troppi obiettori di coscienza e non c'è un medico che faccia l'aborto. Intanto una bambina si salva per miracolo ad Annecy. MADDALENA BERTOLINI

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Caro direttore,

all’ospedale di Jesi non hanno un ginecologo che pratichi le Ivg (interruzioni volontarie di gravidanza), perché i dieci dipendenti sono tutti obiettori di coscienza, così, secondo quel che ha riportato il Corriere, si chiama un medico “esterno” che rimedi allo scandalo, alla violazione del diritto di abortire. Secondo la legge. 

Non è certo la prima volta che accade, non capisco perché ci si debba stupire della percentuale così alta di medici obiettori. Come rimedio certuni arrivano a mettere in dubbio la facoltà di poter obiettare, di rifiutarsi di praticare aborti, un po’ come sta accadendo negli Stati Uniti in cui per legge anche le cliniche cattoliche dovrebbero garantire tale diritto. Insomma, per osservare la legge, annullo la libertà (di coscienza). 

In fondo poi perché tale libertà? Non potrebbe essere la scusa per liberarsi da un ulteriore impegno?

Ma, dico, sapete come si fa un aborto? L’avete mai visto un medico “al lavoro”? Io sì. Sono un’ostetrica. Sono stata per anni al fianco dei ginecologi, uomini e donne, posso dire di conoscere quella razza umana. Umana, sottolineo.

“Sei fortunata” mi dicono alle volte “tu lavori al cospetto della vita”. Veramente, al cospetto della vita lavoriamo tutti; ma le ostetriche e i medici della sala parto vedono nascere i bambini: non sono mica tutti sempre vivi e sani.

Arriva una mamma con una bella pancia grossa e dice: non lo sento più muovere. Ti passa un brivido nella schiena, tu sai che una madre sente il figlio, la sua presenza. Tu lo sai che loro hanno sempre ragione, le madri intendo. In sala parto prendi il figlio, lo stesso parto degli altri, le stesse doglie, l’incubatrice spenta, niente pediatra o puericultrice. Lei spinge e piange. Il bimbo è caldo, morbido, pieno del tepore di lei e coperto del suo sangue. A volte lo battezzi anche così, solo perché il desiderio abbia un gesto, il nome sia lavato.

A volte la pancia è piccola, il bimbo non più grande di un pesciolino scivola fuori, sta in un palmo, già visibile il sesso, il volto disegnato. A tre mesi, le fatidiche 12 settimane, tutto è già realizzato, il corpicino è fatto; il padre che lo vede chiede una bara. 

La differenza tra un feto e un prodotto del concepimento è che lo vediamo, il bambino perfetto. Non ti abitui mai a questo.

Quando ero allieva, non avevo idea di cosa significasse essere obiettore. Durante il tirocinio in sala operatoria sono stata chiamata a fare assistenza agli Ivg. Il medico, uno dei miei professori, non ammetteva repliche: io aiutavo la donna a salire sul lettino, preparavo il campo sterile, disinfettavo, passavo l’aspiratore che, infilato in utero dal medico, ne aspirava il contenuto, appunto. Tutto liscio, in serie.


COMMENTI
11/09/2012 - Medici obiettori (Carla D'Agostino Ungaretti)

Evviva i medici obiettori! Anche se obiettano per opportunismo, si tratta pur sempre di vite umane salvate! Che sia questo un primo timido segnale di inversione di tendenza rispetto a quest'abominevole mentalità che ha equiparato l'aborto all'estrazione di un dente cariato?

 
10/09/2012 - esperienze (Pierluigi Assogna)

Molto bello, grazie.