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STATO-MAFIA/ Ayala: i governi tecnici piacevano a Cosa nostra

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Giuseppe Ayala (InfoPhoto)  Giuseppe Ayala (InfoPhoto)

La mafia ovviamente avverte questo forte indebolimento della politica e quindi anche dei suoi interlocutori che, dobbiamo presumere, avesse al suo interno. Di conseguenza Cosa Nostra pensa di alzare il potere contrattuale ricorrendo a un tipo di strategia non abituale, cioè quella di uccidere al di fuori della Sicilia. Dico inusuale perché la mafia solitamente consuma le uccisioni cosiddette “eccellenti” in Sicilia, a Palermo. La strategia, inoltre, assume una forte connotazione terroristica.

5 vittime a Firenze, altre 5 a Milano e nessuna a Roma. Ma c’è anche la mancata strage allo Stadio Olimpico della capitale…

Esatto, che probabilmente sarebbe stata la più devastante di tutte se quel telecomando avesse funzionato e se quella Lancia Thema imbottita di tritolo fosse esplosa. In tutti questi casi, quindi, si registra un innalzamento del potere intimidatorio della mafia, a mio giudizio effettuato con la convinzione che l’interlocutore politico fosse ormai indebolito e facilmente convincibile.

Pisanu continua: “Formalmente la trattativa si concluse nel dicembre 1992 con l'arresto di Vito Ciancimino. Un mese dopo fu arrestato Totò Riina. Se i due arresti fossero riconducibili in qualche modo alla trattativa, quale sarebbe stata la contropartita di Cosa Nostra? La mancata perquisizione del covo di Riina e la garanzia di una tranquilla latitanza di Provenzano?. Cosa ne pensa?

Sono domande assolutamente legittime e fondate che ovviamente mi pongo anche io e a cui vorrei dare una risposta. Quello che sicuramente posso dire è che, ancora oggi, francamente mi chiedo come sia stato possibile che per 19 lunghi giorni (dal momento in cui avvenne l’arresto, ndr) nessuno si sia preoccupato di perquisire il covo di Riina. Non mi si venga a dire che è stata un’incolpevole trascuratezza, perché si offenderebbero solamente le intelligenze di tutti gli italiani. Il vero problema italiano, però, è un altro.

Quale?

Che nonostante i quesiti che pone Pisanu siano decisamente legittimi, rimangono ancora tali. Parliamo di fatti che hanno drammaticamente segnato la storia d’Italia 20 anni fa, ma ancora siamo agli interrogativi.  

Un'ultima domanda: Pisanu si dice convinto che, se Cosa Nostra è ancora forte e temibile, dobbiamo riconoscere che dagli anni 80 a oggi ha perso nettamente la sua sfida temeraria allo Stato. Crede sia vero?

Quello che posso dire è che dal 1993 la mafia non fa più vittime eccellenti. Questo è un dato oggettivo e credo che indichi un ritorno della mafia alla sua strategia “tradizionale”, cioè quella di evitare lo scontro militare con lo Stato. Probabilmente, quindi, ha valutato che tale strategia non ha pagato, ma questo non vuole assolutamente dire che la mafia sia indebolita o meno forte. Anzi, evitando lo scontro diretto e togliendosi di conseguenza dai riflettori, in qualche modo si rivela ancora più subdola e pericolosa.

 

(Claudio Perlini)



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