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IL CASO/ Quel filo invisibile che "lega" Juncker, il salario minimo e l'ex Urss

Pubblicazione:venerdì 11 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 11 gennaio 2013, 11.26

Jean Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo (InfoPhoto) Jean Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo (InfoPhoto)

Per lui era la prova dell’esportazione del modello sovietico in Europa. La sopravvivenza del centralismo sovietico aveva infettato l’Unione Europea.

Ma oggi tutto si complica. Perché, come in un gioco degli specchi, il ritorno all’ideologia per molti è una ribellione a quella che, secondo Bukovskij, è un’ideologia burocratica.

Qui ci sono alcuni ragionamenti che vanno considerati. Paragoniamo l’ideologia a un virus, che ha bisogno per crescere della massima espansione. Poi, al culmine, il virus decresce e lentamente si spegne. C’è poi un’ambiguità dell’ideologia. Da un lato garantisce progresso, dall’altro resta sempre una malattia, un virus appunto. Si può affermare che l’Unione Europea ha garantito nella sua fase di espansione almeno elementari regole di democrazia ad alcuni Paesi che erano nel blocco comunista. Ora c’è una reazione, una sorta di ribellione. Sono ipotesi di studio. Ma con i tempi che viviamo mi sembra giusto prenderle in considerazione.

(Gianluigi Da Rold)



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