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Cronaca

STATO-MAFIA/ Agueci (proc. Palermo): verità da scoprire. Pm in politica? Non tornino in aula

L'aula del tribunale di Palermo (InfoPhoto)L'aula del tribunale di Palermo (InfoPhoto)

Francamente non mi riconosco in ciò che ha scritto di recente Pisanu. Il tipo di attentati effettuati in quegli anni fanno fin troppo pensare che nella compagine statale, ovviamente non coinvolta interamente, vi fossero interlocutori della mafia. Per questo motivo la linea di tutta la Procura è la stessa recentemente espressa da Di Matteo e dagli altri colleghi che seguono il processo (il pm Antonino Di Matteo, nell'udienza preliminare della trattativa tra Stato e mafia in corso a Palermo, ha dichiarato che l'ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e l'ex ministro della Giustizia Giovanni Conso, nel rendere dichiarazioni alla Procura di Palermo nell'ambito dell'inchiesta, sarebbero stati "inattendibili" e Conso, in particolare, "è stato reticente", ndr).

Cosa pensa dei numerosi attacchi rivolti alla Procura di Palermo impegnata nell’inchiesta, provenienti anche da una parte della politica, della stampa e degli organismi rappresentativi della magistratura stessa?

Il processo in corso è estremamente delicato e difficile, tanto che alcuni colleghi, come è noto, hanno subìto in diverse occasioni forme di intimidazione personale. E’ lo stesso processo, dunque, ad esporre notevolmente i magistrati coinvolti, impegnati a districare una spinosa vicenda che risale a vent’anni fa e sui cui accertamenti vi sono stati infiniti depistaggi e ostacoli. E’ per questo che leggere commenti fortemente critici e talvolta denigratori di esponenti politici, dell’informazione o addirittura di altri magistrati di altre sedi giudiziarie che con ogni probabilità non conoscono a fondo gli atti processuali, è qualcosa a cui tutta la Procura di Palermo si spiace fortemente.

I magistrati che hanno condotto l'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia sono stati spiati e pedinati da "un'Agenzia" che potrebbe essere anche "pubblica", ma avrebbe agito "per conto di altri". A dirlo è Antonio Ingroia. Cosa ne pensa?

Quello che posso dire è che effettivamente si sono registrati casi individuali, poi oggetto di denunce e indagini, in cui pubblici ministeri sono stati vittime di minacce e intimidazioni avvenute anche all’interno dello stesso Palazzo di Giustizia.

Può farci qualche esempio?

Telefoni manomessi o evidenti segnali di richiesta indebita di informazioni sulla vita dei magistrati. I casi sono diversi e non iniziano certamente oggi: sono magistrato da trent’anni e posso dire che, soprattutto in concomitanza con determinati processi di una certa rilevanza, episodi del genere sono sempre avvenuti. Basti pensare che la stessa collega che ha di recente preso il posto di Ingroia qui in Procura ha immediatamente notato nella scatola del telefono evidenti segni di intrusione, il che ha portato all’apertura di un procedimento.

E sul possibile coinvolgimento dello Stato?

Il fatto che dietro vi sia un’Agenzia statale è certamente un’ipotesi, però credo che continueremo a restare nel campo delle pure impressioni soggettive.

Cosa pensa della discesa in politica dei magistrati e, soprattutto, del successivo ritorno in magistratura?