BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

J'ACCUSE/ C'è un "patto" tra ambientalisti e lupi contro la montagna

Pubblicazione:domenica 13 gennaio 2013

InfoPhoto InfoPhoto

Non c’è spazio qui per commentare in dettaglio ognuno dei cinque punti, ma l’originalità del loro contenuto è evidente.  

Da un paio d’anni a questa parte è poi sopravvenuto – come dicevamo − un caso estremo che potrebbe finalmente portare alla ribalta nazionale la questione della presenza stabile dell’uomo in montagna. Si tratta appunto del preoccupante diffondersi degli orsi e dei lupi al di fuori dei parchi nazionali e dalle altre riserve in cui finora vivevano. Classificati negli ultimi decenni del secolo scorso come “specie a rischio di estinzione” e resi perciò intoccabili a norma di apposite convenzioni internazionali (quella relativa al lupo venne firmata a Berna nel settembre 1979), questi grandi carnivori non corrono più alcun rischio di estinguersi, ma al contrario rischiano di far estinguere la pastorizia e l’alpeggio, e inoltre la vita stessa degli abitati di maggior quota. Ci sono villaggi nelle alte valli cuneesi ove a donne con bambini è già capitato di trovarsi un lupo alla porta di casa. Pochi mesi fa un orso scese a fare una passeggiata in pieno giorno nel centro del borgo di Tirano, in alta Valtellina. La risposta dei difensori dell’impunità del lupo e dell’orso alle proteste dei pastori e degli alpigiani è l’offerta di risarcimenti per i capi perduti e di cani pastori particolarmente addestrati alla difesa del bestiame dai carnivori. La risposta dei pastori  è lo scarico dei resti delle pecore sbranate davanti all’ingresso di uffici pubblici nonché l’invito ai “verdi” ad andare anche loro a passare qualche notte  in baita cullati dall’ululato dei lupi o a uscire al buio per fare in difesa dei greggi operazioni di… dissuasione non-violenta (la caccia al lupo infatti non è  consentita nemmeno per legittima difesa).

Come nella realtà il lupo non è Lupo Alberto, così nella realtà l’orso non è l’orso Yoghi. “Da 10 orsi siamo passati a 45. Sono troppi in un territorio troppo piccolo e densamente abitato. La gente ha paura e la situazione sta diventando insostenibile”: alla fine dello scorso maggio il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, scriveva in questi termini al ministro dell’Ambiente Corrado Clini e al Commissario europeo Janez Potoćnik chiedendo che si trovasse una soluzione definitiva al problema degli orsi nel Trentino. A 16 anni dall’attivazione del progetto “Life ursus” per la reintroduzione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali, la situazione sta infatti andando fuori controllo. Dellai, riferiva l’agenzia Ansa, ha chiesto ufficialmente di “concordare nuove e più efficaci soluzioni” alla presenza dell’orso nella sua Provincia.“La densità raggiunta nelle aree maggiormente frequentate”, ha osservato il presidente del Trentino, “è di circa 3 esemplari ogni 100 kmq e provoca problemi sempre più importanti alle attività antropiche”. E proseguiva citando casi di “contatti diretti tra orso e uomo” che “accrescono il già elevato livello di allarme sociale”. 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >