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CL & POLITICA/ Patrini: perché non si possono avere pareri diversi?

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Avendo anch’io conosciuto don Giussani e quanto diceva, a Simone desidero dire che condivido quasi tutto quello che ha scritto nella sua “Lettera ai ciellini candidati in attesa di giudizio comune”: non possiamo non desiderare di essere uniti in tutto, quindi anche in politica: non posso che essere d’accordo totalmente; ma l’unità in politica non è un dogma di fede e, giustamente, non può essere tale: la Dottrina sociale ha riconosciuto pienamente la possibilità di diverse opzioni politiche, perciò nessuna articolazione della Chiesa, se è tale, cioè se è una delle molteplici forme della vita cristiana, può far coincidere riduttivamente l’appartenenza dei suoi aderenti con una precisa e univoca indicazione elettorale.

Vorrei però che Simone riflettesse bene su quella osservazione che lui stesso cita di don Giussani: “E’ un dolore non trovarsi dello stesso parere, non un diritto conclamato sconsideratamente”. Rifletta su quel “sconsideratamente”. Non essere dello stesso parere è sempre un dolore: non ho alcun dubbio; ma se questo avviene perché “consideratamente” non si condividono certe scelte che - come spesso quelle politiche - sono assolutamente opinabili? Allora le cose sarebbero diverse! Tommaso Moro è stato proclamato patrono dei politici proprio perché ha testimoniato con il suo martirio il primato della coscienza su ogni altra cosa. Quante volte don Giussani ha citato la frase che il Cardinale Newman scrisse al Duca di Norfolk: “Certamente se sarò costretto a coinvolgere la religione in un brindisi al termine di un pranzo, brinderò al papa - se vi farà piacere -, ma prima alla coscienza, e poi al papa”.

Nella lettera apostolica Octogesima adveniens Paolo VI riconosce esplicitamente il pluralismo delle opzioni politiche (nn. 50-51) e dà dei criteri operativi: “Spetta alle comunità cristiane individuare, con l’assistenza dello Spirito santo, - in comunione coi vescovi responsabili, e in dialogo con gli altri fratelli cristiani e con tutti gli uomini di buona volontà - le scelte e gli impegni che conviene prendere per operare le trasformazioni sociali, politiche ed economiche che si palesano urgenti e necessarie in molti casi” (4).

Senza cadere nell’assemblearismo, occorre poi che chi ha responsabilità politiche ed amministrative ricerchi con più assiduità ed in modo più sistematico possibilità di confronto con il popolo degli elettori. Cito ancora Giussani richiamato da Simone: quanti sono impegnati in politica “devono parteciparne (alla vita della comunità) e accettare continuamente che le loro scelte siano sottoposte al giudizio comune, che emerge dalla vita della comunità, dai suoi bisogni e dai criteri che in essa si affermano e trovano verifica”. Sant’ Ambrogio definiva la politica come l’“arte di creare amicizia in città” e il Papa rivolgendosi alle Autorità civili a  Milano, proprio rifacendosi alla “lezione”di Ambrogio, le ha invitate a “farsi amare”. I nostri amici impegnati in politica non dimentichino che, se si facessero amare, sarebbe più facile anche “seguirli”!

 

(Luigi Patrini)


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COMMENTI
15/01/2013 - Pareri diversi (GIOVANNI PIERONI)

I pareri diversi tra i cattolici sono leciti su tutti i temi eccetto quando sono in discussione quei principi "irrinunciabili" come diritto alla vita, tuela della famiglia, libertà religiosa e di educazione, in cui bisogna far riferimento al Magistero della Chiesa cattolica.

 
15/01/2013 - Cattolici e politica 2 (CARLA VITES)

C'è statto un periodo, quello a cui probabilmente si rifa Simone nell'articolo giustamente criticato da Donineli, in cui dandosi per scontata la 'non pertinenza' per i cristani di 'fare politica' , larghi strati di essi si rifacevano tout court all'impostazione , ancor oggi strisciante per esempio in certo 'bindismo', per cui il marxismo dal punto di vista 'scientifico' o pratico fosse una lezione da condividere riuscendo però a liberarlo dall'aspetto strettamente 'filosofico' , cioè dal suo materialismo. Questo errore- ben delineato da Delnoce- era appunto quello contro cui nei lontani anni '70 si poteva invocare un'unità dei cristiani. Oggi, tanto a destra quanto a snistra, forse proprio grazie a queste sottigliezze acrobatiche appena descritte per cui una cosa poteva dirne esattamente altrettante, il vero problema non è certo la 'diaspora' dei cristiani, bensì l'inconsistenza del termine stesso 'politica'. E in questo pagano pegno tutti, cristiani come non crsitiani,i cacciatori di valori come gli indifferenti: è quello che il rabbino di Francia dice quando spiega che non esiste più un'idea , non solo condivisa, ma nemmneno un'idea, di cosa rappresenti la parola 'etica'. Oggi, prima che l'allineamneto a questo o a quel partito, occorre domandarsi cosa sia la politica, 'salire' appunto a questo livello, quello politico. Questo esige chiedersi cosa sia affermare di credere in qualcosa, Dio, ognuno nei propri luoghi formativi. Cosa votare, si capisce quasi subito dopo.

 
14/01/2013 - Leggendo l'interessante intervento... (agostino nonini)

mi è venuta alla memoria la frase di Gesù " ...è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli" (Matteo,19). Temo che oggi la ripeterebbe anche per un politico, oltre che per il ricco!