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CL & POLITICA/ Patrini: perché non si possono avere pareri diversi?

Pubblicazione:lunedì 14 gennaio 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 gennaio 2013, 18.17

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Caro direttore, in rapporto al dibattito provocato dal recente Comunicato di CL sulla situazione politica, mi permetto di esporre qualche considerazione in merito ad osservazioni rese pubbliche in questi giorni da Vignali e da Simone.

Mi pare davvero un po’ riduttiva l’interpretazione che Vignali dà dell’espressione “irrevocabile distanza critica” usata da don Giussani per indicare l’atteggiamento dei Ciellini nei confronti di chi fa politica. Vignali sottolinea: che  il termine “Critica” è usato “nel senso di giudicare, di giudizio”: Ok; che la parola “distanza” è usata come nell’esperienza estetica di fronte ad un quadro: “per vedere bene un quadro ci vuole la giusta distanza”: ancora OK, anche su questo sono d’accordo; mi pare però che Vignali non dica nulla su quell'aggettivo così perentorio: “irrevocabile”.

Io credo che questo aggettivo sottenda questo ragionamento: la politica, che parte sempre da una motivazione culturale e ideale, da quella che, traducendo alla lettera l’espressione tedesca weltanschauung, potremmo chiamare “mondo-visione”, è sempre inadeguata di fronte ai risultati concreti che riesce a realizzare, perché difficilmente la soluzione dei problemi offerta dalla politica può essere compiuta e perfetta. E’ naturale che sia così e, mi permetto di dire, è anzi un bene, perché ciò impedisce di credere che la salvezza possa venire dalla politica: quante volte don Giussani ha citato la frase di Eliot che critica gli uomini perché sognano “sistemi così perfetti che più nessuno avrebbe bisogno di essere buono”!

Per questo non mi faccio illusioni sulla politica: è inutile chiedere a Monti di difendere i Valori cristiani. Certo a Bersani non lo chiediamo neppure, per ragioni …culturali; a Berlusconi neppure, per ragioni soprattutto …storiche: quante promesse ha fatto sul tema famiglia, quando aveva grandi maggioranze? E i nostri amici che erano con lui, cosa hanno fatto perché mantenesse le promesse che periodicamente sventolava? Come portavoce del Capo, mi facevano talvolta un po’ pena, perché sembravano spesso impegnati solo a giustificare in modo del tutto acritico ogni sua sortita e ogni sua scelta. I Valori in cui crediamo, che sono l’ossatura della nostra vita, dobbiamo difenderceli noi cristiani: alla politica possiamo chiedere di non ostacolarci, di rendere più agevole il nostro impegno garantendo la piena libertà e sostenendo tutto ciò che giova davvero al bene comune. C’è un po’ di simpatica ironia in quel che S. Paolo scrive a Timoteo: “Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità” (1 Tm., 2, 1-2). 

Che bello sarebbe se tutti coloro che si dicono cristiani e operano in Parlamento, di fronte al tema della libertà educativa o a quello del sostegno alla famiglia fondata sul matrimoni di un uomo e una donna (come richiedono Costituzione e Codice Civile), o sui temi della bio-etica, tutti insieme difendessero quei valori, a prescindere dal Partito di appartenenza, perché prima che di essere militanti di un partito avvertono il bisogno di essere testimoni di una vita umana autentica, da veri responsabili del bene di tutta la comunità!


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COMMENTI
15/01/2013 - Pareri diversi (GIOVANNI PIERONI)

I pareri diversi tra i cattolici sono leciti su tutti i temi eccetto quando sono in discussione quei principi "irrinunciabili" come diritto alla vita, tuela della famiglia, libertà religiosa e di educazione, in cui bisogna far riferimento al Magistero della Chiesa cattolica.

 
15/01/2013 - Cattolici e politica 2 (CARLA VITES)

C'è statto un periodo, quello a cui probabilmente si rifa Simone nell'articolo giustamente criticato da Donineli, in cui dandosi per scontata la 'non pertinenza' per i cristani di 'fare politica' , larghi strati di essi si rifacevano tout court all'impostazione , ancor oggi strisciante per esempio in certo 'bindismo', per cui il marxismo dal punto di vista 'scientifico' o pratico fosse una lezione da condividere riuscendo però a liberarlo dall'aspetto strettamente 'filosofico' , cioè dal suo materialismo. Questo errore- ben delineato da Delnoce- era appunto quello contro cui nei lontani anni '70 si poteva invocare un'unità dei cristiani. Oggi, tanto a destra quanto a snistra, forse proprio grazie a queste sottigliezze acrobatiche appena descritte per cui una cosa poteva dirne esattamente altrettante, il vero problema non è certo la 'diaspora' dei cristiani, bensì l'inconsistenza del termine stesso 'politica'. E in questo pagano pegno tutti, cristiani come non crsitiani,i cacciatori di valori come gli indifferenti: è quello che il rabbino di Francia dice quando spiega che non esiste più un'idea , non solo condivisa, ma nemmneno un'idea, di cosa rappresenti la parola 'etica'. Oggi, prima che l'allineamneto a questo o a quel partito, occorre domandarsi cosa sia la politica, 'salire' appunto a questo livello, quello politico. Questo esige chiedersi cosa sia affermare di credere in qualcosa, Dio, ognuno nei propri luoghi formativi. Cosa votare, si capisce quasi subito dopo.

 
14/01/2013 - Leggendo l'interessante intervento... (agostino nonini)

mi è venuta alla memoria la frase di Gesù " ...è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei cieli" (Matteo,19). Temo che oggi la ripeterebbe anche per un politico, oltre che per il ricco!