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COSTA CONCORDIA/ "Sto aspettando che ritrovino mio fratello, ma ho perdonato Schettino"

Pubblicazione:lunedì 14 gennaio 2013

Kevin Rebello al Giglio (InfoPhoto) Kevin Rebello al Giglio (InfoPhoto)

«Mentre le parlo mi trovo proprio qui, al Giglio, di fronte al relitto. Rispetto a ieri c’è molta meno gente, in tanti sono andati via dopo le celebrazioni dell’anniversario. Io continuo a seguire le operazioni di rimozione, nella speranza che prima o poi venga qualcuno a dirmi che il corpo di mio fratello è stato ritrovato. Non porto rancore. Sono cristiano e cattolico, il perdono è un nostro dovere». E’ trascorso un anno da quel venerdì 13 gennaio 2012 quando, alle 21.42, la Costa Concordia salpata dal porto di Civitavecchia andava a urtare uno scoglio nelle acque dell’Isola del Giglio. L’incidente causò 30 morti e 2 dispersi, tra cui Russell Rebello, ragazzo 32enne di origini indiane e membro dell’equipaggio, il cui corpo non è ancora stato restituito dal mare. Il fratello, Kevin, contattato da IlSussidiario.net, racconta come ha vissuto quei tragici momenti. “Ricordo che la sera del 13 gennaio, non avendo la televisione, lessi le principali notizie dal computer. Immediatamente notai le prime immagini della Costa Concordia, inclinata davanti all’Isola del Giglio”.

Quale fu la sua reazione?

Cominciai a leggere i diversi articoli sull’incidente e pensai subito a mio fratello Russell, per capire se effettivamente si trovava su quella nave o se comunque conoscevo qualche collega o amico che poteva essere rimasto coinvolto. Poi, andando sulla sua pagina Facebook, notai un messaggio lasciato da un suo amico: “Quando arrivi sulla Concordia chiamami, così facciamo colazione insieme”. In quel momento capii che mio fratello era a bordo.

E cosa fece?

Innanzitutto cercai o di recuperare quante più informazioni possibile su mio fratello, la sua effettiva presenza sulla Concordia e la situazione a bordo, mentre la domenica successiva arrivai a Porto Santo Stefano. Era molto difficile riuscire ad avere informazioni precise, viste tutte le persone coinvolte e i loro familiari che ovviamente volevano sapere cosa fosse accaduto. Con il passare delle ore il numero delle vittime saliva.

Lei è quindi rimasto al Giglio?

Sì, sono rimasto mentre il bilancio delle vittime continuava a salire e il mare restituiva sempre più corpi, ma ancora non si conosceva il numero preciso dei dispersi. Solo martedì notte, dopo quattro giorni, mi venne comunicato con certezza che mio fratello era ufficialmente nella lista di coloro che ancora non erano stati trovati. Dopo essere stato tra i primi ad arrivare qui, adesso sono rimasto praticamente solo io ad aspettare novità. Per questo continuo a pregare affinché un giorno il mare possa restituire il corpo di mio fratello.

Cosa prova adesso stando sull’isola?


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