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Cronaca

ANDREOTTI/ Ebbe anche lui un ruolo nella trattativa Stato-mafia, ecco quale

Giulio Andreotti (InfoPhoto)Giulio Andreotti (InfoPhoto)

Sono solamente la fine, l’apice di una sequenza molto più lunga. E la stessa uccisione di Lima rappresentò un vero e proprio attacco all’andreottismo, l’atto finale di una lunga relazione di collaborazione.

Come mai la mafia ha voluto colpire in questo modo?

Perché non era soddisfatta della tutela che l’andreottismo aveva presumibilmente promesso ma che non riuscì a darle, visto che tutte le sentenze del maxiprocesso vennero approvate dalla Cassazione nonostante, a quanto sembra, vi fossero numerose promesse che ciò non sarebbe avvenuto. L’azione di Cosa nostra, quindi, è di rappresaglia e di estrema difficoltà. Per questo motivo dico che la mafia, in realtà, non ha vinto. Adesso, giunti al processo, i magistrati dovranno anche decidere cosa, all’interno di questa trattativa, sia effettivamente reato, a cominciare dalla presunta attenuazione del regime carcerario 41 bis per alcuni importanti esponenti mafiosi. 

Cosa intende?

Il fatto che alcuni boss, per una qualche ragione politica, abbiano ricevuto un diverso trattamento carcerario, non è detto che sia una reato, visto che è potere dell’amministrazione penitenziaria scegliere il tipo di carcerazione da attuare nei confronti dei vari detenuti.

C’è chi crede che la trattativa in sé non possa essere considerata un vero e proprio reato, visto che lo Stato italiano deve comunque fare il possibile per proteggere i propri cittadini.

In parte lo penso anch’io. Credo infatti che la trattativa non sia necessariamente un reato, ma che in un’operazione di questo tipo possano facilmente inserirsi dei reati. Se un latitante non viene volutamente arrestato si commette un reato, ma se qualche boss è stato escluso dal 41 bis per evitare, ad esempio, il mancato attentato allo Stadio Olimpico di Roma, allora sono dell’idea che sia stato giusto. E credo che chiunque la pensi allo stesso modo.

 

(Claudio Perlini)


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