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NAPOLITANO INTERCETTATO/ Una sentenza che fa "piangere" i pm

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Giorgio Napolitano (InfoPhoto)  Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Qui stava il principale difetto dell’impostazione della procura: poiché la legge non prevede una specifica disposizione per il caso di specie, a parere della procura si sarebbe dovuta applicare una norma che però comportava – a causa della valutazione “in contraddittorio” della rilevanza processuale delle registrazioni captate in via indiretta – il rischio del disvelamento del contenuto di quanto detto al telefono dal capo dello Stato. Ma una tale lettura implica evidentemente il ribaltamento della precedenza logica e gerarchica su cui si fonda il costituzionalismo: prima la costituzione e poi la legge. Non prima la legge – applicata inesorabilmente dai giudici – e poi la costituzione. Soprattutto, come ha detto a chiare lettere la Corte costituzionale, esistono principi costituzionali supremi che vanno rispettati da chiunque. 

Questo significa che si deve procedere al necessario bilanciamento tra le esigenze della giustizia e gli interessi supremi delle istituzioni repubblicane. La giustizia, in altri termini, non è una variabile indipendente del sistema costituzionale; essa ne costituisce un elemento costitutivo essenziale, ma là dove sussistono esigenze di “protezione assoluta” – così dice la Corte – è inevitabile delimitare l’azione della giurisdizione. Tanto più che ciò nel caso di specie è realizzabile senza ricorrere a strappi o deroghe delle leggi, ma ricorrendo, come rileva la Corte, in via analogica a un’altra norma processuale già vigente che consente di perseguire le necessarie finalità di protezione sotto il controllo del giudice – soggetto terzo e imparziale − e senza lasciare la decisione alla volontà unilaterale del pubblico ministero. Un insegnamento anche per il legislatore.

 

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