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ATTENTATO BRINDISI/ Meluzzi: i genitori di Melissa possono rinascere solo in una testimonianza

La madre di Melissa Bassi La madre di Melissa Bassi

Meno le tragedie sono private e più, diventando collettive, corali, comunitarie e relazionali, acquisiscono un senso e un significato anche simbolico. La nostra conoscenza del mondo non è puramente oggettuale, ma è simbolica e cerca sempre il senso delle cose che ci accadono. E’ un senso che non può venire solamente dall’uomo, ma che per i credenti può venire dall’orizzonte di Dio, mentre in generale per tutti gli uomini ha bisogno di una dimensione che non faccia essere le cose esclusivamente un’oggettivazione, ma che faccia di esse un’esperienza, possibilmente volta al bene anche quando è passata attraverso il male e la tragedia. Il modello che i cristiani hanno di come il male possa trasformarsi in bene, anzi nel Bene assoluto, è la Croce. Assumere la propria croce e testimoniarlo è quindi un modo per dare un senso alla propria vita.

 

Come si può spiegare invece una figura quale quella dell’omicida reo confesso, Giovanni Vantaggiato?

 

C’è un’espressione che lo riassume, quella di Hannah Arendt sulla banalità del male. Chi ha conosciuto i persecutori nazisti nei campi di concentramento non ne parla come di tragiche figure eroiche, ma spesso come di uomini piccoli piccoli. I mali più terribili spesso sono fatti da uomini di singolare mediocrità, ed è proprio la collisione simbolica tra questa mediocrità e l’orrore delle ferite inferte, che dà un senso di sconcerto. Questo dovrebbe ricordarci che il male non ha mai nulla di grande, anche quando i suoi esiti possono essere terrificanti e terribili, ma è spesso soltanto l’espressione stessa di un appiattimento, di un azzeramento della società.

 

(Pietro Vernizzi)

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