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J'ACCUSE/ "Io, non credente, vi dico che l'adozione gay è contro la ragione e la civiltà"

Pubblicazione:venerdì 18 gennaio 2013

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Come si intuisce da questi brevi richiami, confermati da tutta la letteratura più recente (si veda per esempio il libro di Donna Haraway, intitolato Manifesto cyborg), ciò che è in discussione nel problema della filiazione delle coppie gay è il principio della differenza sessuale come costitutivo della personalità e identità degli esseri umani. Non si tratta soltanto del dato naturalistico della distinzione fra la riproduzione scissipara dei microrganismi (che danno vita a una forma di clonazione perpetua) e la riproduzione mediata dalla differenza sessuale (che introduce l’idea della nascita e della morte), ma della rappresentazione mentale dell’impossibilità di un’autarchia totale di ciascun essere vivente umano. La separazione dei corpi della madre e dei figli istituisce già nella forma di consapevolezza emotiva e immaginaria di ciascun essere umano la necessità di riconoscere l’Alterità degli altri esseri umani come limite del sé e come limite invalicabile di ogni fantasia onnipotente di autogenerazione. 

Se ogni essere umano sa di nascere da una donna, e perciò sa anche di dover morire, la sua configurazione psicosociale ne è profondamente influenzata. È veramente singolare che mentre studiosi − non solo laici ma dichiaratamente non credenti − si affannano a studiare il rapporto fra il patrimonio ontogenetico e filogenetico di ogni creatura umana, evidenziando come anche strutturalmente ogni persona è “condizionata” non solo dalle combinazioni neuronali ma anche dalle stratificazioni culturali che interferiscono nella propria autorappresentazione, si affermi poi − come fanno i sostenitori delle tesi apparentemente più libertarie − che il patrimonio di ciascuna creatura che viene al mondo possa essere nella disponibilità arbitraria di ciascun essere umano, donna o uomo che sia. 

La differenza sessuale, così come si è venuta strutturando storicamente nella cultura umana, è alla base non soltanto della rappresentazione del maschile e del femminile come distinti, ma anche della decisiva rilevanza del rapporto fra le generazioni che si succedono. Senza differenza sessuale non è possibile alcuna distinzione fra le generazioni, né si può avere alcuna rappresentazione mentale della genitorialità e della filiazione. In una società indifferenziata tutti diventano figli di tutti. Non sono neppure pensabili le figure archetipe dell’Edipo e dell’incesto che hanno sancito la nostra distinzione dal mondo animale. Come hanno sostenuto insieme a Freud antropologi e studiosi delle civiltà, il divieto dell’incesto ha istituito il salto dalla biologia alla cultura e alla storia. In uno studio di molti anni fa Franco Fornari, analizzando il codice del vivente ha individuato nella fantasia onnipotente del genitore unico, sessualmente indifferenziato, l’origine di tutte le deviazioni psichiche e comportamentali. Nella negazione di ogni differenza è implicata infatti una fantasia onnipotente che tendenzialmente si traduce in forme di pensiero deliranti. 

Nella storia umana l’evento procreativo non può mai essere ridotto al livello puramente zoologico, proprio perché il pensiero della differenza sessuale diventa una componente strutturale del funzionamento mentale dello spazio psichico. I primi riferimenti necessari per costituire un’identità personale sono infatti le rappresentazioni mentali del maschile e del femminile, del materno e del paterno. La nascita dall’utero materno e l’allattamento al seno non sono soltanto eventi naturali ma eventi squisitamente psichici che, dopo la necessaria separazione dalla madre, introducono al mondo delle relazioni interpersonali. Come ha scritto Castoriadis, succhiare il latte dal seno non è un mero fatto nutrizionale ma l’iniziazione al rapporto umano fondato sulla tenerezza e sull’amore. 

 


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COMMENTI
20/01/2013 - D'accordo, ma perché non distinguere? (Giuseppe Romiti)

Se le forme di unione sono così diverse fra loro, ed hanno una così diversa rilevanza sociale, perché la legge non deve tenerne conto? Perché riconoscere a tutti i diritti che comportano un onere a carico della collettività (reversibilità pensione, tassazione separata)? Per i motivi così bene evidenziati nell'articolo sono enormi i benefici che il matrimonio offre alla società, e questo giustifica l'opportunità, per la collettività, di condividerne parte (oggi molto piccola in verità) degli oneri. Negli altri casi si tratta di ricopnoscere l'esistenza di legami affettivi che danno significato alle relazioni fra individui e molto meno alla dimensione sociale. Ben venga il riconoscimento della rilevanza giuridica di queste unioni a fini privatistici o per godere dei fini "affettivi" (visita in ospedale, in carcere) ma non trovo giustificazione nell'andare oltre.

 
18/01/2013 - Non dico niente di nuovo (claudia mazzola)

Essere credenti non è un requisito indespensabile per comprendere che l'adozone gay è contro natura. Lo dice la ragione.

 
18/01/2013 - BRAVO! (Giorgio Israel)

Condivido in toto