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J'ACCUSE/ "Io, non credente, vi dico che l'adozione gay è contro la ragione e la civiltà"

L’adozione ai gay scardina un assetto antropologico, minando le basi della differenza sessuale che sta alla base del nostra identità personale e della nostra civiltà. PIETRO BARCELLONA

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Una sentenza della Cassazione che ha affidato il figlio nato dal precedente matrimonio a una donna che aveva iniziato una convivenza stabile con un’altra donna è diventata subito l’occasione per una strumentalizzazione politica e ideologica sui rapporti tra etica pubblica e libertà individuale. 

Sulle pagine dei giornali i commenti hanno rimesso in campo l’agenda dei valori non negoziabili dettata dal Vaticano attraverso la Cei. Secondo Gilberto Corbellini, tutte le forze politiche di destra e di sinistra faranno a gara per mostrare la propria “osservanza confessionale” in modo da conquistare il voto cattolico. Mario Monti, ad esempio, si è subito affrettato a dichiarare che egli è contrario alle unioni gay e ha messo in lista Gianluigi Gigli che è il consulente della Chiesa per i problemi dei cosiddetti stati vegetativi (vedi il caso Englaro).

Poiché sono convinto che questa è una vera e propria falsificazione dei problemi, e che non è assolutamente legittimo istituire una sorta di guerra dei valori tra i principi professati dalle gerarchie cattoliche e le libertà individuali - così care al mondo dei cosiddetti laici -, cercherò di mostrare come il tema debba invece essere affrontato su un terreno assolutamente diverso. 

Come ha sostenuto sia pure in termini problematici Paolo Rigliano in un’intervista a Delia Vaccarello, pubblicata su l’Unità del 16 gennaio scorso, il punto decisivo della questione è che la filiazione delle coppie omosessuali mette in discussione un assetto antropologico. L’intervista continua sottolineando che le questioni antropologiche, legate all’omosessualità, incidono sulla rappresentazione del desiderio, sulla distinzione fra forma maschile e femminile, sull’identità personale, sul riconoscimento di diritti e doveri e sulla complessiva rappresentazione del rapporto far genitori e figli.  

In passato, commentando le posizioni di Veronesi - più volte sostenute sulla stampa nazionale, in particolare sul Corriere della Sera -, secondo cui la differenza dei sessi fra qualche anno resterà come un pezzo di antiquariato culturale, ho scritto che la messa in discussione della differenza sessuale sconvolge lo statuto antropologico degli esseri umani tramandato da millenni, e apre la porta a ogni sperimentazione senza limiti. Marcela Iacub, in un articolo apparso su Le Monde del 9 gennaio del 2003 e in un libro intitolato Qu’avez-vous fait de la liberté sexuelle?, dopo aver manifestato il massimo odio verso la maternità, ha scritto che bisogna augurarsi al più presto l’invenzione di una macchina simile a una piccola lavatrice, capace di portare a termine la gravidanza al posto della donna. 

In questo contesto culturale, non così minoritario come si pensa, l’eliminazione della maternità viene auspicata come una liberazione definitiva dal dovere imposto alla donna di donare la vita e prendersi cura dei bambini che sono passati dal loro corpo prima di venire al mondo. Stephen Frosh, in un libro del 1991 ha affermato che nell’epoca delle ibridazioni e dell’integrazione fra uomo e macchina tutti gli elementi dell’individuo umano diventano intercambiabili: “una cosa infiltra l’altra dopo aver infranto tutti i limiti, una cosa può essere separata e ricomposta in un ordine diverso da quello precedente”. 


COMMENTI
20/01/2013 - D'accordo, ma perché non distinguere? (Giuseppe Romiti)

Se le forme di unione sono così diverse fra loro, ed hanno una così diversa rilevanza sociale, perché la legge non deve tenerne conto? Perché riconoscere a tutti i diritti che comportano un onere a carico della collettività (reversibilità pensione, tassazione separata)? Per i motivi così bene evidenziati nell'articolo sono enormi i benefici che il matrimonio offre alla società, e questo giustifica l'opportunità, per la collettività, di condividerne parte (oggi molto piccola in verità) degli oneri. Negli altri casi si tratta di ricopnoscere l'esistenza di legami affettivi che danno significato alle relazioni fra individui e molto meno alla dimensione sociale. Ben venga il riconoscimento della rilevanza giuridica di queste unioni a fini privatistici o per godere dei fini "affettivi" (visita in ospedale, in carcere) ma non trovo giustificazione nell'andare oltre.

 
18/01/2013 - Non dico niente di nuovo (claudia mazzola)

Essere credenti non è un requisito indespensabile per comprendere che l'adozone gay è contro natura. Lo dice la ragione.

 
18/01/2013 - BRAVO! (Giorgio Israel)

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