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LEGGE ANTI-ADOZIONI/ Usa e Russia "giocano" con la vita dei bambini

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I bambini non si possono scegliere con il catalogo, occorre un’autorità super-partes che decida qual è il bene di quel bambino. Noi siamo contrari al fatto che il criterio sia che chi ha più soldi possa comprare il bambino che preferisce.

 

Qual è l’organismo che in Italia vigila sulla correttezza delle adozioni?

 

In Italia questa autorità super-partes è la Cai, Commissione Adozioni Internazionali, che vigila sulle adozioni da parte di tutti gli enti autorizzati e sui protocolli applicati negli altri Paesi dove è sancito lo stato di abbandono dei minori. In Italia esiste questo organismo nazionale, che si rifà a delle regole internazionali proprio in quanto il nostro governo ha firmato il protocollo dell’Aja.

 

Esiste anche il rischio opposto, cioè che a una famiglia che vuole adottare siano richiesti troppi vincoli burocratici?

 

Anche su questo esiste una vigilanza, in quanto sono stati stabiliti dei tetti di costo. Ciascun Paese ha poi le sue regole, alcuni richiedono una permanenza della coppia adottante anche a lungo, e quindi questo fa lievitare i costi, come pure il fatto che alcuni Stati richiedono una documentazione molto dettagliata. La Commissione Adozioni Internazionali ha però fissato dei tetti di spesa, in modo che non ci sia un’eccessiva penalizzazione per le famiglie, per esempio riducendo i costi legati alle adozioni o rendendoli detraibili.

 

Qual è il principio che sta alla base?

 

Non dovrebbe mai essere l’aspetto economico a essere decisivo in un’adozione. C’è poi l’aspetto della valutazione delle coppie, con l’ottenimento dell’idoneità attraverso i servizi sociali o il tribunale dei minori. Un minore che ha già sofferto una storia difficile deve infatti trovare una famiglia che sia il più possibile capace di fargli compagnia e di accettare la sua fatica, la sua storia e le sue ferite.

 

(Pietro Vernizzi)

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