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BAGNASCO/ I valori non negoziabili sono liberi dai partiti

Pubblicazione:mercoledì 23 gennaio 2013

Angelo Bagnasco, presidente della Cei (InfoPhoto) Angelo Bagnasco, presidente della Cei (InfoPhoto)

I media continueranno a dare risalto alle sue parole. “L’offensiva mediatica” di Bagnasco ha un obiettivo: contrastare l’insignificanza dei cattolici. “I cattolici rischiano di consegnarsi all’insignificanza”, accusa, e sembra una critica rivolta non solo al futuro, ma anche al passato prossimo. Perché l’insignificanza, dice, nasce “quando a un’appartenenza dichiarata non segue un’azione centrata sui valori, quando si perseguono logiche più vicine al proprio tornaconto che al perseguimento del bene comune. E se non si dice nulla di significativo, si diventa inevitabilmente irrilevanti”.

Un’irrilevanza che contagia anche il voto cattolico, ma il Presidente della Cei si oppone alle sensazione diffusa che la politica, ai cattolici, non interessi più. “A un cattolico quest’atmosfera di disimpegno non è consentita” ammonisce. “Partecipare con il voto è già un modo concreto per non disertare la scena pubblica”. Solo se non ci si rifugia nel privato, solo se si fugge la demagogia, c’è la possibilità di un cambiamento. 

E parla anche del bipolarismo, il cardinal Bagnasco. E dell’accusa che abbia spaccato i cattolici, sottomettendoli alla disciplina del partito: quelli a destra che si occupano solo di bioetica, quelli a sinistra che si occupano solo di solidarietà e accoglienza.  Bagnasco non nega l’accusa, ma rimette a posto le carte. “Se il bipolarismo avesse spaccato i cattolici vorrebbe dire che non sono stati veramente sé stessi, cioè hanno abdicato alla loro identità”. Abdicare all’identità di cattolici: l’accusa più grave. E il cardinale fa un esempio di come l’appartenenza alla storia cristiana possa andare oltre i luoghi comuni e imperanti. “In concreto, un cattolico che sta a destra dovrà farsi riconoscere proprio quando si tratta di fare pressione per i valori della solidarietà. E se sta a sinistra, verrà allo scoperto proprio quando sono in gioco i temi della bioetica. Così entrambi diventano coscienza critica all’interno del loro mondo di riferimento e il Vangelo, invece di essere diluito, diventa fermento”.

E indica quale sia la priorità dell’impegno a favore del bene comune. L’emergenza più grave, il vero banco di prova della politica, afferma Bagnsco, è il lavoro: se non si troveranno risposte concrete alla disoccupazione − avvisa − si sacrificheranno intere generazioni. E lancia un monito: sulle questioni importanti, basta tattiche politiche. Su questo, dopo le elezioni, “occorrerà lavorare insieme, senza che nessuno alzi barricate”.

Insomma, Bagnasco chiede un impegno serio e responsabile dei cattolici in politica che tenga conto dei tempi cambiati e sia coerente e strategicamente intelligente. 

Eppure il vero problema, e lo sa bene chi si accorge della malattia (del “Caso Serio” direbbe Von Balthasar) che per decenni ha colpito la Chiesa, è quello della fede. Perché è solo da lì che nasce tutto il resto. Altrimenti, anche l’impegno politico è una pura enfiagione, uno sforzo volontaristico che prima o poi si esaurisce, e si trasforma drammaticamente, come abbiamo spesso potuto drammaticamente verificare, nel suo opposto. 


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