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Cronaca

UDIENZA PAPA/ Il buio dell'ignoto illuminato da una promessa

Benedetto XVI (InfoPhoto)Benedetto XVI (InfoPhoto)

La storia di Chiara Corbella Petrillo, la giovane donna morta nel giugno scorso per un carcinoma violento e invasivo. Chiara era una mamma, e con suo marito Enrico, aveva deciso di portare a termine la terza gravidanza e far nascere il suo bambino, prima di contrastare il drago maligno che la stava divorando. Aveva avuto altri due bambini, Maria e Davide, morti pochi minuti dopo la nascita perché affetti da menomazioni gravi incompatibili con la vita. Feti terminali che Chiara ed Enrico avevano accolto e accompagnato al dies natalis. La sua breve e luminosa vita è un compendio alla storia biblica di Abramo.

Anche lei, insieme a suo marito, si è fidata di un Dio che non le ha risparmiato nulla, in dolore e gioia, donandole tutto ciò che di più impegnativo e grande poteva darle, la Sua Croce. Chiara aveva visto il suo corpo gonfiarsi per accogliere un alito di vita destinato a disperdersi nel momento del distacco. Non una ma due volte, aveva dovuto accettare una fecondità a termine, la benedizione di un figlio e il dolore immediato della perdita. Quando finalmente Dio le ha concesso il bambino atteso, quello da abbracciare per più di pochi minuti, le ha chiesto di più: un calvario lungo un anno e la totalità del suo amore. Un male incurabile, insidioso, un carico di dolore insopportabile per chiunque.

Chiara si è fidata. Non ha vacillato. Mai. E prima di morire, prima di ritrovare i suoi piccoli nell'abbraccio eterno, ha scritto una lettera al figlio che avrebbe lasciato. Una lunga, intensa, dolce e bellissima lettera, in cui non ha raccontato di sogni mai avverati, dei giorni non vissuti insieme o dell'amore incompiuto di gesti, baci e carezze, ma solo della sua lunga confidenza in Dio. Una madre che come unica eredità al figlio, a cui ha letteralmente donato la propria vita, ha lasciato una sola raccomandazione: "Fidati, piccolo mio (del Signore). Ne vale la pena".

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