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UNIONI GAY/ Ecco perché il matrimonio tra uomo e donna non è un'invenzione culturale

Francia, in piazza per difendere la famiglia (InfoPhoto) Francia, in piazza per difendere la famiglia (InfoPhoto)

Se così è, il fatto che la Chiesa, come sostiene Danièle Hervieu-Léger, difenda un modello di famiglia che essa stessa ha prodotto, non toglie nulla al fatto che, per secoli, questo modello sia stato trovato ragionevole ed efficace e tutti lo abbiano sottoscritto. Ci sono ancora oggi delle ragioni per ritenere che il modello coniugale fondato su un uomo e una donna sia quello più adeguato per definire lo scenario dentro il quale una vita possa non solo essere generata, ma anche accolta. Rinviare queste ragioni al solo condizionamento esercitato da un potere ecclesiale (peraltro minoritario da oltre due secoli), o da quello culturale, porta a considerare il soggetto come una specie di sonnambulo sociale, privo di qualsiasi capacità di analisi e di riflessione. 

Riprendendo gli argomenti già illustrati da Piero Barcellona su queste pagine, di fatto, ogni cultura affronta il mondo reale producendo delle chiavi interpretative a partire dalle quali è possibile abitarlo ed edificarvi un processo di civilizzazione. Ogni soggetto, per quanto acquisisca i contenuti di quest’ultimo attraverso il processo di socializzazione, non manca di sottoscrivere consapevolmente norme e principi ogni volta che si trova dinanzi a scelte concrete. Il consenso che la Chiesa riscuote sull’argomento del rifiuto alle adozioni da parte di coppie gay, proprio perché si situa in una società completamente svincolata dal sacro, sarebbe incomprensibile se i suoi argomenti non fossero riconosciuti come validi.

Il fatto che le risorse tecnologiche consentano di bypassare la presenza di un padre e di una madre non dice ancora nulla circa le conseguenze psicologiche su una futura coorte di bambini adottati in coppie senza padre o con una madre biologica che abbia affittato il proprio utero. Più in generale – ed è questa la lezione data, ad esempio, dallo stesso pensiero ecologista – la presenza di una modifica sostanziale dei percorsi psicologici connessi ad un’innovazione tecnologica non significa affatto che tale modifica sia priva di conseguenze o esente da effetti inattesi sull’equilibrio dei singoli. Proprio la rivelazione di una natura come “sistema complesso che coniuga azioni e retroazioni”, alla quale fa riferimento la Hervieu-Léger, rivela l’importanza di un principio di precauzione che dovrebbe costituire un corredo indispensabile di quel principio di responsabilità tante volte reclamato sul piano delle trasformazioni dell’ecosistema, ma lasciato da parte ogni volta che il sistema in equilibrio non è più quello della natura ma diventa quello dell’essere umano. 

 

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